Vicenza 2019: l’intervista del Sindaco Rucco disegna una Vicenza grigia, la nostra ha invece i colori dell’ambiente, della cultura e dell’università

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Poche idee, alcune sbagliate e grandi lacune: la Vicenza di domani merita di più.

La classica intervista di fine anno al Sindaco Francesco Rucco mi ha colpito. Un po’ per la stanchezza che traspare: poco entusiasmo, nessuno slancio, un po’ per la scontatezza di alcuni argomenti ma soprattutto per la mancanza di una visione strategica, un qualcosa che vada oltre il presente per immaginare la Vicenza dei prossimi anni. Vicenza 2019 va pensata con un respiro un po’ più ampio delle tre iniziative messe al centro dell’agenda del Sindaco. Partendo dalla ex municipalizzata, AIM, Francesco Rucco è tornato a parlare di fusione tra Aim e Agsm. Un lavoro messo in cantiere dalle passate amministrazioni Variati-Tosi, stoppato da Verona per questioni politiche e oggi tornato di attualità per la presunta “omogeneità” delle due amministrazioni.

Si parte da quello che già c’era, praticamente tutto fatto: concambio, governance, modello organizzativo erano già definiti, nero su bianco. O il Sindaco pensa di portare a casa ancora di più (il 2018 è stato un buon anno per AIM) oppure si tratta solo di mettere la firma su un lavoro fatto da altri. Passi indietro sarebbero inaccettabili. Nessuna proposta innovativa o di respiro diverso. Anche se qui invece sarebbe utile un ragionamento in parte diverso: i rifiuti, la gestione e il trattamento, troverebbero nella dimensione provinciale un ciclo integrato completo che sarebbe interessante sviluppare. Senza dimenticare che la gestione dei rifiuti è un elemento essenziale dei servizi urbani intorno ai quali si sviluppano politiche amministrative fondamentali.

Per quanto riguarda la grande mostra, ipotizzata per il 2019, intanto va segnalato che questa amministrazione ne ha già sprecata una, quella inserita a Palazzo Chiericati – “Il Trionfo del colore. Da Tiepolo a Canaletto e Guardi” – che ha fatto 400.000 visitatori a Mosca e a Vicenza langue, dati ufficiali non ce ne sono perchè evidentemente non sono straordinari. Il Sindaco non ha voluto candidare Vicenza a capitale della cultura 2022 e sta tuttora conservando la delega della cultura. Due gravi errori. Il primo perchè avrebbe consentito di fare sistema a tutta la città, dandosi una programmazione di largo respiro, il secondo perchè, dopo aver assunto anche la presidenza della Provincia, dedicherà sempre meno tempo a un teme essenziale: la cultura a Vicenza merita una dedizione piena e totale perchè, senza dubbio, è un asse fondamentale dello sviluppo della città. Negli anni scorsi il turismo è cresciuto di anno in anno, con ricadute economiche misurabili su una intera economia del centro storico. Non dimentichiamolo, non sprechiamo il lavoro fatto. Il turismo culturale, come è quello vicentino, va alimentato con continuità attraverso promozione, iniziative, mostre di rilievo e capacità di fare marketing.  Non credo che tutto questo possa fare capo al Sindaco da solo.

Niente file alla mostra …

Terzo fronte citato dal Sindaco: la sicurezza. Quanto messo in campo fino ad oggi è solo aria fritta. Su Campo Marzo non c’è un progetto (di ri-progettazione e di utilizzo, non di “difesa armata”), cancellato il presidio fisso non si capisce se riaprirà la piccola biblioteca distaccata sita lungo Viale Roma.

Insomma, troppo poco per rispondere al declino anche demografico che non può essere liquidato semplicemente con un problema di affitti: la città manca di attrattività, non ci sono iniziative né progetti per renderla più interessante, più comoda, più vivibile.

L’assenza di visione “lunga” è palese poi per il fatto che il Sindaco non cita tre questioni fondamentali, tre assi, intorno ai quali va invece costruita la Vicenza del domani. Il primo è la questione ambientale. L’inquinamento dell’aria, lo spreco dell’acqua, l’assenza di progetti sulla “resilienza” e l’adattamento climatico, la carenza prima di tutto culturale di non capire che non c’è futuro senza che le aree urbane si trasformino in aree virtuose dal punto di vista ambientale è drammatica. Verde urbano, infrastrutture verdi, mobilità sostenibile, recupero delle acque piovane, energie rinnovabili, piani urbanistici segnati non solo dal consumo zero di suolo ma dal recupero di aree oggi urbanizzate non utilizzate sono essenziali per rendere le città vivibili. Non c’è un pensiero sulla zona industriale, sui tanti capannoni vuoti. Non un’idea sulla mobilità elettrica, sul filobus che non piace a Cicero. E’ una Vicenza grigia, di smog, quella che disegna la maggioranza oggi. Ed è una Vicenza pericolosa perché l’inquinamento provoca seri danni alla salute, gravissimi danni polmonari le polveri sottili: in Italia si muore di più per inquinamento che per incidenti stradali.

Secondo tema fondamentale è il rapporto di Vicenza con il Veneto, con le altre città che costituiscono insieme alla nostra un’unica area metropolitana nel Veneto centrale: Padova, Treviso e Mestre-Venezia. Una grande area metropolitana centrale che non ha un governo minimo dei servizi comuni. Non una politica per il trasporto pubblico, per la pianificazione urbanistica, per lo sviluppo in comune di servizi a favore della grande area manifatturiera costituita dalla fascia pedemontana. Eppure è un tema fondamentale. Le province sono un limite allo sviluppo di un sistema di governo metropolitano delle città mentre sarebbe invece fondamentale che il Veneto metropolitano condividesse una pianificazione comune, nonostante la latitanza della Regione. Aspettiamo l’autonomia, se mai arriverà.

Infine non una parola sul tema fondamentale per lo sviluppo di Vicenza. L’università, il suo ruolo, il rapporto con le imprese, la possibilità di costruire un centro per l’innovazione e il trasferimento tecnologico. L’opportunità che Vicenza ha di accrescere i corsi universitari legati alla nostra eccellente vocazione ingegneristica, di integrare il centro storico con una rete di poli universitari, porre mano alla Ex Fiera al Giardino Salvi per ospitare una facoltà di architettura e design. Trasformare Vicenza da una città che “ospita” 4.000 studenti in una città universitaria significa raddoppiarne il numero con un beneficio straordinario per la capacità di essere attrattiva, rivitalizzando e rilanciando anche economicamente tutto il centro storico. L’università è motore non solo di formazione ma anche di ricerca applicata, di opportunità per il lancio di nuove imprese, la possibilità che giovani diano avvio alla loro startup, che la città sviluppi servizi per le imprese.

La Vicenza di Rucco è una città ferma e grigia, quella che immaginiamo noi costruisce un futuro a colori, a partire dal verde dell’ambiente.