Veneto 2030 – Siamo Europei

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Ci avviciniamo alle elezioni europee parlando più di candidati e candidature che di idee. Abbiamo assistito a un triste balletto tutto rivolto all’indietro in cui le posizioni politiche sono diventate strumentali ad occupare la prima pagina dei giornali e stiamo perdendo il senso profondo di questa sfida: una sfida contro il sovranismo leghista che con l’Europa vuole distruggere la democrazia liberale come l’abbiamo conosciuta. Questa è la sfida, che attraverso europee, regionali ed elezione del nuovo Presidente della Repubblica vuole appropriarsi del potere nel paese per, purtroppo, tornare indietro. Verso dove? Un paese intollerante, chiuso e autoritario. Con l’economia in crisi, lo spread alle stelle e senza una visione di futuro. Questo documento, messo insieme da un gruppo di lavoro, chiaramente ispirato a “Siamo Europei!” di Carlo Calenda, ricostruisce il senso di un impegno collettivo. Definisce il perimetro di un’area politica che a partire dalla competizione Europea intende impegnarsi perchè i progressisti stiano insieme, per costruire un paese moderno, equo ed inclusivo, con scuola e formazione al centro, lavoro e sviluppo come obiettivi, la sostenibilità come necessità ma anche opportunità. Partendo da città e regione con la convinzione profonda che il nostro futuro si costruisce insieme. 

  1. Siamo Veneti-Italiani-Europei. Lo siamo nel profondo perché la nostra storia, le nostre radici, sono ancorate al nostro essere parte fondante dell’Europa. Ci sentiamo ancora più europei oggi che l’Europa viene messa in discussione nella sua stessa e profonda ragion d’essere: cioè quella di essere la terra della democrazia liberale e social-democratica, del rispetto dei diritti, della libertà e della tolleranza, dell’equità e del welfare come non ci sono in nessun’altra parte del mondo. I sovranisti, uniti intorno al cartello di Visegrade alle iniziative della Lega, non propongono una nuova Europa, migliore, più vicina ai popoli: annunciano la fine di un processo di integrazione voluto dai padri fondatori e fermato dalle élite degli stati nazionali, che non hanno nessuna capacità di sostenere sviluppo e occupazione. L’intolleranza nei confronti delle minoranze, la pretesa di parlare “in nome del popolo”, recuperano una cultura autoritaria che speravamo superata per sempre. La posta in gioco delle prossime elezioni è dunque altissima: sostenere il processo di integrazione europea significa salvare principi di identità e di cultura democratica che sono fondamentali per la pace e lo sviluppo civile.
  2. Siamo ambientalisti radicali. La Terra sta battendo il suo conto alla rovescia. Anche i più scettici oggi sono costretti ad ammettere che il cambiamento climatico esiste e può essere un problema serio: desertificazione, crisi idrica, migrazioni, carestie, sono solo alcune delle conseguenze di un modello di sviluppo insostenibile. Nel nostro Veneto abbiamo vaste aree inquinate: terra e acqua sono, in diversi territori, contaminate da una industrializzazione che nel passato conosceva poche regole, da un’urbanizzazione mal regolata, da colate di cemento che si sono moltiplicate con la crescita del benessere. L’aria è tra le più inquinate al mondo e causa seri problemi per la salute. Vogliamo e dobbiamo agire, subito: consumo di suolo zero, tutela ambientale e concretezza dei progetti di risanamento sono priorità nella nostra agenda di governo. Per questo la nostra bussola, ideale ma anche molto concreta, è Agenda 2030.
  3. Siamo autonomisti, federalisti e ci battiamo per un nuovo assetto regionale. L’autonomia può e deve essere virtuosa. È prevista dalla Costituzione della Repubblica e può essere uno strumento di efficienza vera della macchina amministrativa. Basata sulla sussidiarietà, è uno strumento attraverso il quale la responsabilità della spesa e del controllo si sposta verso il basso, il più vicino possibile all’azione. Per questo combattiamo un nuovo centralismo veneziano, al pari di quello romano, così come riteniamo che alcune materie debbano essere governate a livello nazionale o europeo: ad esempio i programmi scolastici, la sicurezza sociale e la tutela del lavoro. Siamo a favore dell’abolizione delle vecchie province napoleoniche per un nuovo assetto che veda un governo integrato della grande area urbana del Veneto centrale (VI-VE-TV-PD) e di quella straordinaria area manifatturiera “mondiale” che è l’area pedemontana. La nostra autonomia non prefigura né strappi né indipendentismo. Oggi servono sinergia e intelligenza amministrativa. Per questo siamo autenticamente federalisti. Vogliamo una nuova Europa, federazione di sistemi regionali e metropolitani di classe mondiale.

  1. Scuola, cultura e lavoro sono le risorse fondamentali per crescere. Non c’è una maggiore equità senza una maggiore diffusione della conoscenza. Il lavoro è radicalmente cambiato e le inquietudini legate alla globalizzazione e alla diffusione di tecnologie 4.0 sono superabili soltanto con più elevati livelli di istruzione. Avremmo dovuto investire molto di più sugli uomini e sulla protezione vera dai venti del cambiamento: cultura, formazione e capacità di capire la realtà. È inaccettabile la percentuale di italiani che soffrono di analfabetismo funzionale, è inaccettabile questa idea, radicata nel nostro territorio, che studiare sia inutile e che un basso numero di laureati è ininfluente rispetto ai livelli di produttività del nostro sistema. L’emigrazione dei giovani talenti, causata dalla carenza di posti di lavoro di qualità ma anche da un sistema di reclutamento incapace di scommettere sul merito e sulle nuove generazioni, ha contribuito all’impoverimento sociale e culturale del nostro territorio. Un governo di incompetenti non si giustifica elevando l’incompetenza a sistema. Scuola, alternanza scuola-lavoro, formazione continua, interscambio culturale devono essere al centro di un patto per lo sviluppo, sostenibile e innovativo, che rilanci la crescita culturale e la produttività generale dei fattori in Italia e nel Veneto.
  2. Salario minimo, progressività fiscale e reddito di inclusione come protezione attiva. L’Italia, il Veneto, l’Europa hanno bisogno di protezione. Ma deve essere una protezione che spinge a migliorarsi, che tutela i diritti, che aumenta le opportunità e non alimenta l’assistenzialismo, spostando risorse pubbliche dal lavoro alla rendita o peggio alla truffa. Ci sono ancora tanti lavori, soprattutto dei giovani, il cui salario troppo basso impedisce loro di progettare il futuro, rendersi indipendenti e costruirsi una famiglia. Questo è inaccettabile e serve un salario minimo quanto la garanzia di condizioni lavorative dignitose e rispettose. Così come è inaccettabile, in tempo di crisi, pensare a una tassazione piatta: la progressività fiscale rimane uno strumento fondamentale di redistribuzione. Il REI è stato ed è uno strumento fondamentale di inclusione sociale delle frange più in difficoltà della società. Va difeso e rafforzato spingendo con forza verso il recupero e il reinserimento lavorativo dei soggetti deboli. La nostra protezione aiuta a rialzarsi, non produce nuovi assistiti.
  3. Le città e l’innovazione motori di uno sviluppo migliore. Tutte le grandi innovazioni hanno i centri urbani come scenario fondamentale. Le città aperte, come Milano, sono diventate straordinari strumenti di crescita culturale, economica e di opportunità per tutti. Il Veneto ha un grande cuore metropolitano: tra Vicenza, Padova, Treviso e Venezia-Mestre pulsa un unico grande organismo che va governato. Servono connessioni fisiche, trasporti e metropolitane di superficie, connessioni culturali (università, Cuoa), di governo dell’economia (rappresentanza delle imprese, Camere di commercio), di politiche del territorio comuni e condivise (dagli spazi verdi alle scelte urbanistiche). Un Veneto metropolitano è la migliore garanzia di sviluppo e di autonomia per noi Veneti-Europei. È il momento di costruirlo! 

La Storia è tornata in Europa.

Siamo chiamati a difendere diritti e conquiste che abbiamo ereditato, costruendo un’Europa nuova capace di vincere le sfide dei prossimi decenni.

Noi ci siamo