Sicurezza: per i vicentini le priorità sono Campo Marzo e la gestione profughi

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Nella seconda parte del sondaggio che abbiamo realizzato con LARINS srls parliamo oggi di sicurezza, tema molto caro ai vicentini che hanno però le idee ben chiare sui punti cruciali in cui occorre intervenire. Se da un lato in questo settore si avvertono le maggiori criticità espresse dai cittadini, emerge chiaro dai dati quali siano i luoghi e i soggetti causa del degrado di alcune zone in particolare, tanto da farle percepire come insicure. Anche in questo caso alcune nostre convinzioni hanno trovato conferma e questo ci dà forza nel sostenere le idee proposte. L’indagine è stata eseguita da LARIN srls per via telefonica secondo la metodologia CATI (Computer Assisted Telephonic Interviewing) dal 31 ottobre al 7 novembre 2017 su un campione di 800 cittadini maggiorenni residenti nel Comune di Vicenza. Nell’ambito della sicurezza e della convivenza civica si avvertono in assoluto le maggiori criticità dei cittadini di Vicenza e si incontrano i soggetti e i luoghi responsabili del degrado al punto da rendere insicure alcune zone della città. I luoghi sono Campo Marzo e la Stazione ferroviaria (per lo spaccio) e la zona Nord Est della città, in particolare dove sono localizzati i punti di concentrazione dei richiedenti asilo (Hotel Adele). Risultano invece di fatto irrilevanti i reati contro le persone, la prostituzione e la concentrazione fisica di attività etniche. La ricetta per Campo Marzo e zona Stazione è l’insediamento di attività stabili di ristoro e di ricreazione. Occorre ripensare completamente il parco nella sua dimensione urbanistica e nella destinazione dei suoi spazi. Il grande prato che si impantana con le piogge, ospita specie arboree di piccole dimensioni che oggi si dimostrano essere state una scelta fallimentare. Campo Marzo va concepito come una “rambla”, con la costruzione di strutture mobili che possono ospitare ad esempio un’enoteca, una pizzeria, un e-bike park, ecc. Serve poi proporre un rifacimento totale della piantumazione lineare lungo viale Dalmazia ricorrendo a tipologie arboree di alto fusto com’era in origine. Nell’ambito degli interventi sull’area si potrebbe anche realizzare il sottopasso viabilistico davanti alla stazione. Non dovrà mancare l’intervento sull’illuminazione e sull’adozione di sistemi di video-sorveglianza intelligenti. Infine, per debellare del tutto il fenomeno dello spaccio che in questa zona la fa da padrona, Campo Marzo dovrà essere oggetto di una grande “adozione collettiva” da parte delle realtà associative del territorio, incluse ad esempio le scolaresche, perché la città se ne deve riappropriare in toto. In quanto delicato, il tema dei richiedenti asilo non deve essere liquidato in modo sbrigativo. L’obiettivo è di chiudere gli hub che non consentono reali percorsi di integrazione e generano nella cittadinanza un senso di insicurezza, orientando in modo sbagliato l’opinione pubblica sulle persone ospitate. Rimanendo inattivi, esposti e con attese inaccettabili (anche un anno e mezzo) per la verifica dell’identità, generano solo paure e rancori nella popolazione, alimentando uno spirito anti-accoglienza che non è nella migliore tradizione solidaristica vicentina. Quello a cui si deve passare è il modello Alto Vicentino dell’accoglienza diffusa, ben esemplificato nello SPRAR, la cui efficacia è ben documentata da tanti e numerosi casi. L’intervento per la sicurezza dovrà essere diffuso in ogni zona anche con azioni più soft come l’adeguamento dell’illuminazione pubblica con reti intelligenti a led, integrate nelle aree più sensibili con la video-sorveglianza, e la riproposizione della figura del poliziotto di quartiere, vicino alle persone, deterrente per piccoli fenomeni di illegalità, ma anche fautore di una prevenzione che oggi è sempre più indispensabile. In questo campo una fetta importante di interventi rimane in capo alle Forze dell’Ordine che vanno messe nelle condizioni di poter operare con la massima efficacia, anche facendoci parte attiva nelle richieste di organico che dal Governo centrale tardano ad essere esaudite. Ritengo inoltre che la delega alla sicurezza debba rimanere in carico al sindaco, figura che potrà favorire il confronto e le sinergie tra le varie componenti in campo, dalla Questura alla Prefettura, passando per la Polizia Locale, i mediatori culturali, l’Ulss con il SERD, ma anche associazioni e cooperative. Qui i dati completi. Sicurezza: la seconda parte del sondaggio LARIN