Se il governatore Zaia c’è ancora, è tempo che batta un colpo!

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Mai, da molti anni, abbiamo avuto un governo così dichiaratamente contro l’impresa. Immersa in una propaganda continua, dedita più ai social che la lavoro al ministero, la compagine governativa rischia di mettere in crisi un bene fondamentale del paese: le imprese. Intanto il 13 dicembre gli artigiani saranno in piazza.

 

Industria 4.0, la riforma del lavoro (jobs act) e il drastico taglio Irap sulla componente costo del lavoro sono tra le ultime importanti misure, realizzate dai precedenti governi di centrosinistra, di cui abbia beneficiato il sistema delle imprese ed in particolare la nostra industria manifatturiera. Per il resto tante chiacchiere governative hanno fatto il pari con un’iniziativa imprenditoriale straordinaria che dalla grande crisi del 2008 in poi, rimboccandosi le maniche e senza l’aiuto di nessuno, ha riguadagnato quote di mercato con export e innovazione. Il problema oggi, come ben evidenziato dai presidenti di Confidustria e Confartiginato, è che mai c’è stato nella storia repubblicana un governo con un così alto ed esplicito tasso di ostilità nei confronti dell’impresa. Il decreto “dignità” ha bollato come indegne le precedenti condizioni del mercato del lavoro e marcato allo stesso modo le imprese che lo applicavano. Le grandi infrastrutture, necessarie come l’aria, oggi sono bollate come spreco. Poche voci si sono levate, dentro il governo, per contrastare questa visione. Industria 4.0 è stato un enorme e positivo sforzo, purtroppo già cancellato dal governo per il 2019, per migliorare l’automazione dei processi produttivi, incrementare la produttività ma anche la crescita digitale delle imprese. Oggi un operaio è un tecnico specializzato che controlla macchine complesse. Lo dico per esperienza personale: non è facile trovare giovani disponibili e qualificati. Ci saremmo aspettati dopo Industria 4.0 una scuola 4.0, con una grande riforma in grado di collegare di più mondo del lavoro e della formazione, di rilanciare la crescita culturale del paese che soffre di un analfabetismo funzionale tra i più alti dei paesi OCSE. Così non è, anzi si tagliano i fondi per l’alternanza scuola-lavoro. Ma la cifra del totale disinteresse nei confronti del sistema impresa è tutta nella assoluta incomprensione di quanto siano dannosi i continui e pretestuosi scontri con l’Europa che è un nostro fondamentale mercato di sbocco, di quanto ci costerà uno spread sopra 300 punti base nei rapporti con le banche con cui le imprese e le famiglie si rapportano per sostenere gli investimenti, di quanto sia pericoloso confondere la dignità del lavoro con l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza. Le imprese, almeno quelle artigiane, scenderanno in piazza. Idealmente, così credo, tutte le imprese italiane saranno con loro. Il problema, oggi che la sinistra è fuori gioco, è che anche la Lega, quella veneta, sembra non ricordare più quanta fiducia le abbiano dato le imprese. Sovranismo e centralismo vanno a braccetto e dell’autonomia, quella che noi veneti abbiamo largamente votato, se ne sono perse le tracce. Se il governatore Zaia c’è ancora, è tempo che batta un colpo.