Referendum Veneto: sussidiarietà ed attenzione ai territori più deboli

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Venerdì 27 ottobre 2017

Referendum: serve un’autonomia efficiente e duratura che ricollochi il Veneto tra le regioni di punta dell’Europa

Forse era una storia già scritta in partenza: quorum superato e vittoria netta per il Sì al Referendum sull’Autonomia del Veneto, con Vicenza che gioca il ruolo di regina della partecipazione. La storia però non finisce qui, anzi, inizia ora. Ne stiamo parlando da diversi mesi di questo tema. Per primi abbiamo sostenuto il Sì. La nostra posizione è sempre stata a favore di una maggiore autonomia, chi non lo sarebbe? Ma chiediamo un’autonomia responsabile e solidale, in cui siano centrali il principio di sussidiarietà e l’attenzione verso i territori più deboli.

L’autonomia è una questione troppo importante per essere lasciata allo scontro ideologico tra partiti o tra le fazioni estreme del sì e dell’astensione. Sono pure evidenti i limiti della proposta di autonomia avanzata dall’attuale governo regionale. Tuttavia la costruzione di uno spazio federalista in Italia e in Europa è una questione di vitale importanza per la nostra regione, un elemento chiave di un possibile rilancio dello sviluppo e dell’occupazione, della riduzione delle disuguaglianze. Dopo il referendum possiamo, con maggior forza, ripensare il significato profondo delle autonomie locali e insieme dell’integrazione europea: a favore di una società al passo coi tempi, contro le piccole patrie e i nuovi e vuoti nazionalismi. Un’autonomia che rafforza gli enti locali e rende il Paese più forte, più europeo e più federalista.

L’autonomia è di tutti i veneti, non di un partito o di una fazione. Lo stesso apporto degli elettori di centro-sinistra è stato fondamentale. Il Presidente Zaia, a cui ora spetta il compito di negoziare con Roma, dovrà coinvolgere fin da subito opposizioni e comitati schieratisi per il si, ma anche chi, astenendosi, non ha inteso opporsi alla domanda di maggiore autonomia, ma evitare strumentalizzazioni di parte. Serve un contratto con i veneti che tenga conto dei diversi punti di vista e sia condiviso. Non una delibera di giunta, né tantomeno la richiesta dello statuto speciale che rischia di far saltare in partenza il confronto a Roma e non giova alla causa federalista, che i veneti hanno con forza rilanciato sulla scena nazionale.

Va avviato subito un programma concreto per realizzare un’autonomia efficiente e duratura, che ricollochi il Veneto tra le regioni di punta dell’Europa, quelle con un profilo metropolitano, moderno e un tessuto produttivo in grado di creare innovazione, lavoro e ricchezza, capace, insomma, di proporre una nuova idea di Europa federale. Un progetto che ancora non abbiamo visto da parte di chi guida la nostra regione e che speriamo possa prendere forma con il contributo di tutte le forze che in questi mesi si sono spese per stimolare il dibattito ed il confronto.