Per un centro vicentino per l’innovazione e il trasferimento tecnologico

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Di seguito l’intero testo della proposta che abbiamo fatto per la creazione di un centro per il trasferimento tecnologico. Innovazione, startup, lavoro per i giovani sono i principali obiettivi di una iniziativa che può aiutare a trasformare le dinamiche economiche della città e della provincia.

 

Mozione per l’istituzione di un centro per l’innovazione e il trasferimento tecnologico (CITT) con particolare attenzione all’occupazione giovanile e alla creazione di startup innovative

Introduzione

Come l’Istituto Rossi è stato il motore della prima industrializzazione di Vicenza, il CITT lo potrà essere nel mondo dell’industria 4.0.

Il tema del lavoro e dell’occupazione, in particolare quella giovanile, rimangono temi fondamentali dello sviluppo dei territori. Il Veneto e la nostra provincia, dopo la grande crisi del 2008, hanno ripreso percorsi di crescita, soprattutto al traino delle esportazioni in cui le imprese manifatturiere della nostra provincia rimangono campioni di valore assoluto.

Ciò non toglie però che rimangano alcune ombre, anche nella nostra provincia, in particolare per quanto riguarda l’occupazione giovanile.Come si rileva dai dati riportati nelle statistiche Istat sulla situazione economica vicentina tutti i parametri risultano positivi, a fronte di cinque anni di miglioramento generalizzato delle condizioni economiche del paese in cui spicca l’incremento delle esportazioni. Il dato negativo che rimane è il tasso di disoccupazione giovanile che non solo non migliora in modo significativo ma anzi risulta in crescita seppur lieve.

Sulla disoccupazione giovanile si è detto e scritto molto. Non tutto è legato alla mancanza in termini assoluti di posti di lavoro ma in taluni casi alla carenza di offerte che siano effettivamente di stimolo ad una domanda che è cresciuta nel tempo in termini di qualità del lavoro e del livello formativo dei giovani. Creare occupazione di qualità è un tema fondamentale anche per trattenere i talenti nel nostro territorio

Al contrario di buona del Veneto, a Vicenza il saldo occupazionale trimestrale ha segnato un decremento. Un indicatore non di crisi ma di attenzione perchè se il saldo complessivo 2017-2018 rimane ampiamente positivo, trimestre su trimestre le cessazioni sono state più delle assunzioni.

Questo segno meno deve essere guardato con attenzione. Le attività rivolte all’incontro tra domanda e offerta devono trovare maggiore attenzione. Anche perchè come mostra l’infografica la situazione non è omogenea e vi sono province in cui la crescita occupazionale ha mantenuto tassi di crescita importanti. L’occupazione non è frutto di politiche locali ma soprattutto di attività d’impresa, di scelte nazionali e regionali che aiutino la formazione e l’attività di istituti che lavorano a fianco delle imprese favorendone la crescita e lo sviluppo, di regolamentazioni del lavoro che spingano alla stabilizzazione dei lavoratori delle imprese con una particolare attenzione all’occupazione giovanile.  Ma il ruolo dei territori può essere importante per favorire l’incontro di domanda e offerta e contestualmente svolgere un’attività di orientamento scolastico molto più efficace di quella attuale

Da questo punto di vista risulta altamente significativo un ulteriore elemento di riflessione.

Ovvero il fatto che, pur in presenza di un eccellente dipartimento di ingegneria orientato all’innovazione e alle tecnologie avanzate (ricordiamo il corso di laurea in Ingegneria Meccatronica ed in Innovazione del Prodotto) Vicenza non è un terreno fertile per l’avvio di startup, cioè di imprese giovani e innovative.

Si tratta di un segnale forte della ancora carente attività di collegamento esistente tra la città e l’università. Siamo rimasti una città che ospita un’università, senza diventare una città universitaria. Le imprese sono sempre più collegate con il mondo della ricerca universitaria e dovrebbe essere proprio lo scenario urbano, attraverso l’incontro di idee, persone, tecnologie e capitale di rischio a diventare il vero incubatore delle nuove imprese.

L’infografica successiva mostra il numero di startup innovative per provincia. Padova si conferma nettamente la prima grazie a una forte specializzazione nell’erogazione dei servizi e ai collegamenti con il mondo universitario. Ciò che ci deve fare riflettere è invece la ancora troppo modesta capacità di Vicenza di fare nascere imprese innovative nonostante la ricchezza imprenditoriale del nostro territorio e la presenza di una eccellenza universitaria particolarmente orientata al mondo dell’innovazione (gestionale, meccatronica, innovazione del prodotto). Da questo punto di vista lo sviluppo di startup è particolarmente significativo non solo per l’occupazione giovanile in senso lato ma soprattutto per la possibilità di creare occupazione di qualità e di conservare nel territorio talenti imprenditoriali e tecnologici.

L’esiguo numero di startup innovative è, anche, strettamente collegato alla presenza di incubatori, di strutture cioè in grado di aiutare l’avviamento di imprese innovative che soprattutto nella fase iniziale necessitano di un accompagnamento professionale prima di poter affrontare il mercato.

Il 44% delle imprese innovative della provincia è localizzato a Vicenza, a testimonianza che l’incontro tra città, università e impresa può diventare fondamentale.

  • Gli incubatori d’impresa costituiscono un aiuto non trascurabile per le aziende in fase di costituzione o recentemente costituite. L’infrastruttura e l’ambiente che essi mettono a disposizione permettono alle imprese di beneficiare di servizi quali spazi, consulenza manageriale e finanziaria, assistenza nella comunicazione e nel marketing, servizi di recruiting, assistenza amministrativa e legale, etc.

Queste strutture svolgono inoltre un ruolo fondamentale nel territorio in cu sono presenti, rappresentando spesso un nodo strategico che mette in contatto realtà aziendali già avviate, Università, Centri di Ricerca e istituti finanziari. Questa posizione centrale degli incubatori di fatto sostiene e promuove un tessuto economico in continuo sviluppo dalle molteplici potenzialità e opportunità” [Gli incubatori d’impresa nel Triveneto – Studio]. In particolare gli incubatori per startup innovative necessitano di professionalità di alto livello in grado non solo di individuare con chiarezza il contenuto tecnologico innovativo ma anche di costruire il “business model” cioè immaginare il contesto entro il quale l’impresa può in un futuro accuratamente pianificato, diventare profittevole.

Le startup innovative sono importanti non solo per l’innovazione che sono in grado di portare ma soprattutto perchè nel medio termine diventano un elemento importante per l’occupazione dei giovani, offrendo lavoro di qualità e di sbocco per professionalità che hanno difficoltà a inserirsi nell’impresa tradizionale.

In Veneto ci sono 4 incubatori certificati, due a Treviso, uno a Venezia e uno a Padova. Nascono come esperienze private o miste pubblico-privato. Ma tutti hanno svolto un ruolo più o meno significativo nella “incubazione” di startup innovative.

Gli incubatori non nascono a caso. Si sviluppano anche per iniziativa privata dove il contesto è ricco di opportunità, dove si possono fare crescere giovani talenti. E’ un lavoro altamente professionalizzato dove non ci si inventa in pochi giorni ma in cui lo stimolo derivante dal mercato è fondamentale.

  • Un ruolo importante, anzi per certi aspetti fondamentale, lo svolgono i centri per l’innovazione ed il trasferimento tecnologico, luoghi in cui organizzazioni diverse mettono a disposizione le proprie competenze e le proprie ricerche realizzando effettive ed efficaci operazioni di “open innovation” in cui la rete di ricerca aprendosi a più soggetti di fatto rende altamente reattivo l’ambiente e quindi favorisce la nascita di nuove imprese (startup) innovative.

Il contesto vicentino

Imprese con progetti di ricerca con l’università per classe dimensionale

Vicenza ha un’università eccellente, con una forte propensione all’ingegneria e allo sviluppo di sistemi innovativi. Alla storica Ingegneria Gestionale si sono affiancate nel tempo Ingegneria Meccatronica e Innovazione del prodotto. Sicurezza alimentare e Economia completano il quadro di un’università dinamica che ha solo bisogno di spazi per decollare definitivamente.

Abbiamo già più di 4000 iscrittti, con più del 60% legati a ingegneria. Viene svolta attività costante di ricerca con 60 dottorati all’anno, 15 laboratori attivi e più di due milioni di euro di attività di R&Dsvolte in collaborazione con le imprese, anche piccole e medie.

Circa 800 laureati per anno costituiscono un patrimonio importante di competenze che possono diventare ancora più importanti per lo sviluppo della nostra economia ma soprattutto nell’ambito della creazione di impresa. Anche perchè le imprese vicentine stanno già dimostrando di apprezzare le attività di R&D che si possono sviluppare in sinergia con l’università. Circa 160 imprese, anche piccole collaborano sistematica-mente con l’università con più di 200 progetti di ricerca.

Senza contare che Vicenza ha un sistema industriale e manifatturiero estrema-mente competitivo e orientato all’export che necessita, operando su mercati globali. Di innovazione costante e di valore.

Oltre a ciò va considerato che tutto il sistema tecnico della formazione superiore risulta estremamente vitale e di assoluto livello. Pensiamo all’Istituto Rossi e al più recente ITSmeccatronicoin cui l’originale formula di alternanza scuola-lavoro sta dando grandissime soddisfazioni in termini di facilità all’inserimento nel mondo del lavoro.

Tutto ciò sembra indicare con chiarezza che un’iniziativa pubblica rivolta a creare un centro per l’innovazione e il trasferimento tecnologicopossa diventare un elemento fondamentale nello sviluppo di sinergie con i seguenti obiettivi:

  1. Favorire il trasferimento tecnologico tra scuola-università-imprese;
  2. Stimolare lo sviluppo di ricerche originali in grado di dare vita a nuove imprese
  3. Favorire la crescita di startup innovative
  4. Stimolare l’attività di incubatori d’impresa che risultano fondamentali nell’avvio di nuove imprese
  5. Favorire, anche tra i giovani, lo sviluppo di competenze tecniche e scientifiche che possano trovare rapidi sbocchi occupazionali
  6. Fare di Vicenza un centro di servizi “innovativi” legati al mondo dell’università e delle scuole tecniche che possa essere insieme attrattivo e di supporto al sistema manifatturiero dell’intera provincia.

Tutto ciò premesso il consiglio comunale di Vicenza impegna il Sindaco e la Giunta a:

  1. Costituire un Centro per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico(CITT)d’intesa con la Fondazione Studi universitari e l’Università di Padova. In particolare l’Università di Padova in quanto afferiscono ad essa il dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali a cui fanno riferimento i corsi di Ingegneria Meccatronica e di Innovazione del Prodotto. La Fondazione diventa il punto di raccordo con il sistema territoriale delle imprese, la Camera di Commercio e le fondazioni bancarie che operano nel territorio;
  2. Sviluppare l’iniziativa con un forte coinvolgimento della Camera di commercio e del sistema delle imprese che hanno un chiaro vantaggio nel trasferimento tecnologico al territorio abbinando la crescita di competitività con il possibile sviluppo di startup e quindi di nuova occupazione;
  3. Il CITT oltre che strumento per il trasferimento tecnologico deve diventare un punto di incontro, di orientamento e di formazioneper i giovani che attraverso appositi strumenti (seminari, workshop etc.) possano individuare opportunità di studio e di lavoro nell’ambito delle professionalità tecniche e degli studi ingegneristici, il cui tasso di occupazione a un anno dalla laurea risulta nettamente superiore all’85%;
  4. Il CITT deve inoltre diventare riferimento di tutta la formazione tecnica superiorestimolando la condivisione dei percorsi di crescita delle competenze dei giovani, anche di quelli che non andranno all’università, sviluppando e stimolando la crescita della cultura tecnica del territorio vicentino;
  5. Il Comune di Vicenza metterà a disposizione un edificio adeguato individuato tra il proprio patrimonio (Palazzo Ex Aci, spazi in Piazza Biade, etc) di adeguate dimensioni e opportunamente convenzionato in cui:
    1. Si svolgano incontri periodici tra imprese, università, ricercatori e dottorandi, in grado di mettere in contatto la domanda e l’offerta di ricerca;
    2. Si svolgano attività dei dottorati di ricerca con il coinvolgimento delle imprese del territorio vicentino, gli studenti ed i dottorandi;
    3. Si presentino le ricerche dei dottorandi a studenti, imprese, giovani in modo da divulgare le ricerche a alto contenuto tecnologico;
    4. Si possano svolgere le attività dei laureandi impegnati sulle ricerche più significative in modo da creare un luogo di contaminazione e di “open innovation”;
    5. Vengano presentati i lavori di ricerca e di tesi più significativi in grado di dare vita a possibili startup innovative coinvolgendo il mondo dell’impresa e dei fondi di investimento, nonché degli incubatori già presenti nel Veneto con l’obiettivo di fare di Vicenza un possibile polo anche dell’incubazione di startup innovative;
  • Il CITT deve diventare un polo di incontro tra giovani, imprese, studenti, ricercatori, investitori in grado di fare da volano vero per uno sviluppo crescente della cultura tecnica e scientifica del nostro territorio. Così come l’Istituto Rossi è stato il motore della prima industrializzazione di Vicenza, il CITT lo potrà essere nel mondo dell’industria 4.0.

 

  • Il CITT troverà collocazione all’interno di un più ampio progetto riguardante il lavoro e in particolare attraverso lo sviluppo delle seguenti attività:
    • Il rafforzamento delle attività del progetto “Cercando il lavoro” che deve diventare un nodo di una rete ampia in collaborazione con sindacati e imprese per favorire l’incontro tra domanda e offerta, offrire servizi formativi utili e individuali;
    • L’avvio di una struttura stabilmente orientata all’orientamento scolastico in cui la collaborazione tra imprese e istituti di formazione possa diventare un luogo in cui stabilmente i giovani possano conoscere percorsi formativi, liceali, tecnici e professionali potendo valutare anche le opportunità occupazionali esistenti al termine del percorso di studi. Particolare attenzione dovrà essere data alle scuole tecniche e professionali che spesso sono poco note ma in grado di garantire tassi di occupazione elevati, molto più di altre;
    • Sviluppare la “Casa dei lavori” in cui percorsi formativi e conoscitivi consentano ai giovani di vedere e toccare con mano il lavoro, soprattutto quello manuale, che risulta essere troppo spesso trascurato nei percorsi di orientamento scolastico essendo al contrario tra i più efficaci nell’offrire garanzie occupazionali;
    • Valutare spazi pubblici in grado di diventare la “Casa dei lavori” in cui svolgere stabilmente tali attività in collaborazione con le imprese, le scuole e le associazioni territoriali.

Vicenza, 11 novembre 2018

 

Otello Dalla Rosa

Isabella Sala

Cristina Balbi

Cristiano Spiller

Alessandra Marobin

Alessandro Marchetti

Giovanni Rolando