Per tornare a contare in Europa abbiamo bisogno di nuove banche e di nuove istituzioni

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Avete seguito il dibattito sulla crisi delle banche iniziato sul Corriere della Sera e proseguito recentemente anche sulle pagine del nostro Giornale di Vicenza? Il vecchio gioco dello “scaricabarile” di responsabilità è diventato il centro di tutta la vicenda. Peccato però che manchino le spiegazioni sulle cause della crisi e che non si parli di un futuro migliore. È giusto voltare pagina, ma non troppo in fretta però e con il rischio di non aver capito bene cos’è successo. Giusto richiamare Banca Intesa Sanpaolo ad un ruolo attivo, ma integrandolo e proponendolo con una nuova visione della città e dell’economia.

Il problema non sono i nemici esterni ma il nostro progetto di sviluppo per Vicenza e per il Veneto. Il tracollo della Banca Popolare di Vicenza ci ha dimostrato che la chiusura “provinciale”, la fuga dalla competizione globale, il far finta di non vedere i dati e una certa presunzione di superiorità hanno portato ad una drammatica bancarotta e ad una grave perdita sia di credito che di reputazione.

Mi ha colpito molto che il dibattito sia stato lanciato con le sferzate di Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera. Le sue parole hanno richiamato la classe dirigente del NordEst alle proprie responsabilità, partendo questa volta dagli imprenditori dimostratisi inadeguati come soci, come amministratori e come clienti. Nonostante ciò la discussione resta asfittica. Non ci consente di capire le ragioni del crollo e di valutare le possibili scelte da compiere d’ora in avanti.

Tre considerazioni sintetiche sulla vicenda dobbiamo farle.

La prima è che la crisi delle banche provinciali è una crisi di visione del mondo. Un drammatico errore di valutazione. Si continuano a erogare crediti, non solo agli amici degli amici, ma soprattutto a imprese senza merito. Si pensa che la crisi sia passeggera e non richieda una drastica selezione degli affidamenti. A quel punto cosa succede? Si pensa di risolvere la situazione con il trucco delle “baciate”, prestiti concessi ai clienti in cambio dell’acquisto di azioni della banca gonfiandone in modo artificiale il capitale.

Buona parte della classe dirigente del Nordest, non tutta per fortuna, è complice di un gruppo direzionale che ha sbagliato e rischia di replicare gli errori, oltre ogni ragionevole limite, mettendo a repentaglio i risparmi di centinaia di migliaia di persone. Il motivo? Manca una volontà di confrontarsi e misurarsi con il mondo esterno (dov’è finito il benchmarking finanziario?).

Infine, i ritardi negli interventi e gli errori di procedura nei soccorsi hanno aggravato una situazione già difficile di suo. Sono emerse carenze fatali nel sistema di “protezione civile” e gli unici veri “traditi” di tutta questa storia sono stati come sempre i risparmiatori. Il recente concetto di “Bail in” non è stato compreso dai funzionari delle banche popolari e dagli organi di stampa contro il quale dobbiamo batterci in Europa.

Oggi è urgente progettare un sistema istituzionale innovativo e meno provinciale di quello che abbiamo ereditato. All’altezza delle esigenze di una struttura produttiva che ha una necessità disperata di servizi amministrativi, bancari, finanziari e associativi migliori.

Un percorso sull’autonomia può diventare una preziosa opportunità per iniziare un processo “costituente”. Abbandoniamo l’idea di rianimare le province, residuato sabaudo, e guardiamo in faccia il nuovo Veneto, composto da una grande area metropolitana centrale e una fascia pedemontana a fortissima vocazione manifatturiera. Le riforme vanno concepite a servizio di questa realtà che ha una fisionomia completamente diversa da quella di 20 o 30 anni fa ed è bisognosa di cambiamenti.

Questi sono i temi per i quali dovremmo confrontarci. Cerchiamo di spostare il dibattito sulle vicende della Banca Popolare di Vicenza dalla ricerca di colpevoli, pure doverosa, a una nuova visione e ad un nuovo progetto. La magistratura deve accertare irregolarità e comportamenti dolosi da parte dei singoli che possono aver truccato i dati, i bilanci e le informazioni dovute agli azionisti e ai risparmiatori. Questo è sicuro. Ma il nostro impegno è quello di evitare che tali comportamenti legittimi, dal punto di vista formale, ma sbagliati dal punto di vista strategico, si ripetano. Ora dobbiamo obbligatoriamente costruire una strada nuova. Sono convinto che non possa esserci altra via che quella dell’integrazione, e dell’alleanza con altre città per costruire un’identità e una società veneta innovativa, metropolitana e migliore di quella che ci lasciamo alle spalle. Le banche del futuro ci dovranno garantire soprattutto “competenza” e un meccanismo di selezione dei dirigenti all’altezza delle nostre aspettative. Se nella situazione attuale Banca Intesa Sanpaolo si limitasse alle acquisizioni senza cambiare nulla, sarei davvero preoccupato. Per tornare a contare in Europa, abbiamo bisogno di nuove banche e di nuove istituzioni!

Otello Dalla Rosa