Il passaggio alla bicicletta: la rivoluzione dolce contro l’inquinamento.

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La scorsa settimana ho avuto il piacere di incontrare Piero Pellizzaro e Marcello Segato, due vicentini trasferiti a Milano che sono impegnati su fronti diversi nella mobilità sostenibile della metropoli lombarda. Con loro abbiamo parlato in compagnia di molti di voi di mobilità e sostenibilità. Dobbiamo creare le condizioni per dare il via ad un cambiamento, ad un nuovo modo di pensare la mobilità in città, ad una rivoluzione dolce. Siamo tutti d’accordo: tra traffico, smog e polveri sottili non possiamo continuare così. Dobbiamo cambiare e l’amministrazione deve indicare la via. Vicenza non è Milano, né in termini di dimensioni né in termini di grandezza, ma credo si debba sempre ragionare su quel sistema regionale composto da Vicenza, Padova, Venezia e Treviso. In tal caso vi sono numeri e possibilità per pensare ad una rete di bike sharing evoluta, elettrica, basata sulla tecnologia, a basso investimento, connessa e diffusa. La strada tracciata da Milano con le sue 16.000 biciclette in bike sharing può e deve essere un esempio per il sistema delle città venete. Personalmente credo che Vicenza sia una città dalle dimensioni ideali per spostare una parte rilevante del traffico su due ruote. Oggi più dell’80% del traffico cittadino avviene su mezzi a motore, che contribuiscono per il 25% all’inquinamento atmosferico. L’obiettivo non è impossibile. Teniamo presente che lo spostamento medio in città è inferiore ai 5 km e che oltre metà del traffico – 40.000 accessi su 80.000 – è cittadino. Sono convinto che non servano investimenti enormi ma serve soprattutto un cambiamento culturale. Il primo passo deve essere dunque quello di connettere tramite piste ciclabili le mete più importanti della città dicendo basta ai tratti di ciclabile che muoiono nel traffico o in una pericolosa rotatoria. Per questo credo si debba pensare innanzitutto a migliorare ciò che c’è: trasformando i tanti tronchi di piste ciclabili, spesso non sufficientemente protette e sicure, in un sistema viario alternativo alla strada. Il secondo passo è quello di rendere facile, sicuro e gratuito il parcheggio delle bici portando gli spazi appositi dagli attuali 300 a 1.500. Il terzo passo è quello di incentivare la diffusione dell’e-bike, le bici elettriche, sia attraverso contributi per l’acquisto, sia attraverso programmi di sharing. La tecnologia ci permette oggi giorno di facilitare la condivisione dei mezzi, diminuire i costi degli stalli che incidono per il 70%, e pensare ad un sistema di mobilità integrato tra parcheggi di interscambio, bici, bus. Il quarto passo è, infine, rendere questo sistema integrato patrimonio dell’area metropolitana Veneta iniziando da Vicenza e Padova e coinvolgendo anche le FS, Centostazioni e l’Università di Padova che movimenta 4.000 studenti verso l’università cittadina e ne attrae ben di più. Raggiungere il 30% di spostamenti in bici, come accade a Bolzano e Pesaro è possibile. Un salto che per la nostra città si tradurrebbe in oltre 15.000 auto in meno in città, un’aria più pulita, una qualità della vita migliore, strade più sicure e con meno incidenti. Una città che mi piace e che credo possiamo costruire. Insieme. A ritmo di pedale tra i quartieri di Vicenza. Eccoti anche un mio breve riassunto della nostra pedalata di ieri, domenica 19 novembre. Insieme abbiamo fatto circa 20 km. Direi un'ottima sgambatina domenicale, baciati da uno splendido sole e un clima frizzante al punto giusto. Il percorso compiuto è un po' quello che uno studente universitario potrebbe fare, partendo dalla stazione e arrivando in facoltà. Abbiamo poi proseguito per fare tappa anche al presidio della Lovato Gas, quindi siamo arrivati al Parco della Pace e infine abbiamo chiuso il giro al nostro gazebo in centro. Ammetto che quello che ho visto non mi è piaciuto molto. Gran parte dei tratti “ciclabili” in città altro non sono che una striscia gialla dipinta a terra, accanto alla normale viabilità stradale. In molte zone non esiste proprio uno spazio riservato ai ciclisti e si pedala con i mezzi che ti sfrecciano accanto. Alcuni tratti di pista, realizzati invece come si deve, sono molto piacevoli e permettono di spostarsi in totale sicurezza. Manca però una rete interconnessa di piste ciclabili e questo sarà un impegno che voglio prendere. Se vogliamo portare gli spostamenti ciclabili ai livelli di alcuni capoluoghi italiani, ben più sensibili sul tema, serve fare di più. Ne trarremo tutti un vantaggio in salute perché faremo più attività fisica, riusciremo anche a spostarci più velocemente e avremo meno automobili tra le vie del centro, con buona pace per la malandata aria che ci stiamo respirando e che anche così potrà avere una migliore qualità.