L’intervento a Veneto Laboratorio Civico

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Castelfranco, 15 dicembre 2018

Un sovranismo nazionalista, populista e xenofobo sta mettendo in discussione i valori della democrazia liberale che abbiamo conosciuto. Quella fondata sulla separazione dei poteri, il rispetto delle istituzioni, della forma e della sostanza dei diritti individuali, della tutela delle libertà dei singoli contro la “dittatura”della maggioranza.

Le forze politiche che oggi governano il paese lo fanno alimentando la paura e con essa la sfiducia nel futuro, il pessimismo, la rabbia: l’Italia del rancore la definisce il Censis. Ma hanno buon gioco perché i riformisti sono in crisi: la favola della globalizzazione buona ha mostrato la corda: più PIL, più occupazione non sono bastati a distribuire redditi e opportunità. A fronte di una“ricchezza” nazionale in crescita il reddito medio è calato, i capitali si sono accumulati nelle mani dei pochiche già avevano molto, l’ambiente è stato ancora di più sottomesso agli interessi di uno sviluppo falso, fattoper alimentare le rendite finanziarie più che le opportunità di chi ha meno.

Una pessima gestione dei flussi migratori ha alimentato le paure del diverso dell’invasione straniera con una percezione distorta della presenza di immigrati visti come una nuova invasione, ritenuti essere a torto il 30% della popolazione. Oggi il paese ha bisogno di protezione che non significa più forze di polizia ma più tutele formative, maggiore collegamento tra scuola e lavoro per colmare il gap formativo che la rivoluzione di industria 4.0 sta portando nelle fabbriche di tutto il nord, un reddito di sostegno per coprire le fasi della vita in cui si perde un lavoro e si è alla ricerca di un altro. Uno strumento fondamentale come il reddito di inclusione è parso troppo limitato ai molti che la globalizzazione fa sentire sconfitti dalla competizione globale. Serve più equità, più capacità di distribuire la ricchezza, più formazione e un sistema che aiuti veramente chi perde il lavoro a trovarne un altro.

Formazione, sostegno al reddito, riqualificazione professionale. Non assistenzialismo. Ma un sistema che accompagni e protegga nei momenti di difficoltà. Costruito intorno al sapere, al saper fare, alla cultura. Il paese, le nostre città, soffrono di un crescente analfabetismo funzionale, l’incapacità di mettere insieme fatti articolati, di leggere un testo e capirne il significato, di distinguere tra la cronaca e la dimensione storica, sociale e quantitativa dei fatti. Banalmente di capire il senso di una percentuale. È questa sfida culturale la prima sfida che i progressisti devono affrontare. Superare lo “storytelling” dellaglobalizzazione buona, capire le difficoltà delle persone, la crisi delle periferie, lo strappo consumato tra chi ha troppo e chi troppo poco.

Senza dimenticare che la vera emergenza oggi è quella ambientale e attraversa il mondo da nord a sud, la pianura padana dalle montagne al mare. Aria irrespirabile, acqua inquinata, un consumo di suolo oltre ogni limite sono elementi che non ci consentono di fermarci.

I progressisti di questo paese devono stare insieme e sfidare le piccole patrie del nazionalismo, senza dimenticare che i popoli hanno identità, storie, tradizioni da salvaguardare perché le identità se inclusive e rispettose del diverso rendono il mondo migliore, aperto, solidale. E noi veneti non dobbiamo dimenticareche l’autonomia non è la sfida allo stato centrale ma un modo diverso e migliore di amministrare la cosa pubblica, controllando la spesa, distribuendo opportunità in un sistema che sceglie con consapevolezza la sussidiarietà come strumento di governo.

Il Veneto di oggi è una grande area metropolitana centrale di più di due milioni di abitanti con i poli a Vicenza, Treviso, Padova e Venezia in cui si concentrano servizi, scuole e università, ricerca al servizio di una fascia pedemontana in cui si concentra una manifattura di classe mondiale. Questo nuovo Veneto va costruito anche con l’autonomia, capace di disegnare qualcosa di diverso dalle vecchie province napoleoniche e di pensare strumenti integrati per le aree urbane, dalla mobilità leggera e veloce, alle grandi università, allo sviluppo della cultura.

Il Veneto che vogliamo usa l’autonomia per essere più responsabile e solidale. Il paese che vogliamo è più equo, sostenibile e aperto. Un’Europa federalista, con paesi che favoriscono le autonomie locali, in cui ci sentiamo tutti più europei. Perché le divisioni ci rendono tutti più poveri.

Una società aperta ma non senza regole. Uno sviluppo sostenibile, in cui l’uomo rispetta la natura. La certezza che siamo ancora capaci di costruire futuro. Insieme.