L’apprendimento sociale che può sconfiggere il virus

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di Giancarlo Corò

Il Coronavirus ci ha colpiti all’improvviso, senza darci il tempo di capire la sua gravità e organizzare una risposta. L’epidemia che a gennaio si stava diffondendo a Whuan ci appariva una tragedia lontana, esito di un’innaturale unione fra turbo-capitalismo cinese e una società con tratti ancora primitivi da cui non potevamo che prendere le distanze. Insomma, qualcosa di grave, ma che non ci poteva toccare direttamente. Quando poi il primo contagio appare a Codogno gli errori si ripetono a catena. Il principale è stato credere che l’epidemia potesse essere fermata negli ospedali. Invece, proprio gli ospedali diventano fattore di diffusione del contagio, che oltre ai pazienti non risparmia medici e infermieri. Trascorso un mese dal primo caso in Italia abbiamo però capito come reagire. Questo processo di apprendimento, arma fondamentale per sconfiggere il virus, coinvolge diversi livelli. A partire dal sistema della sanità, che si organizza per attutire l’urto dei ricoveri, sperimenta cure sempre più efficaci, ma soprattutto capisce che l’ospedalizzazione è solo parte di una strategia di lotta all’epidemia. Che si svolge soprattutto sul territorio, individuando i positivi asintomatici o con sintomi lievi e intervenendo per quanto possibile a casa con cure mirate. L’obiettivo è limitare i ricoveri ospedalieri solo ai casi gravi. Il Veneto è stato capofila di questa strategia, e anche questo genera un apprendimento istituzionale che inizia finalmente a diffondersi nelle altre regioni. L’apprendimento deve tuttavia coinvolgere tutta la società. Sappiamo che il virus perde forza quando viene isolato. Impariamo così a distanziarci fisicamente e mantenere contatti sociali con le tecnologie digitali, impariamo a usare la mascherina, indossare i guanti, disinfettare la casa, seguire regole d’igiene personale che in altri tempi avremmo definito ossessive. Insomma impariamo che la lotta all’epidemia parte da noi. Assieme alla società, anche l’economia reagisce allo shock e alcune imprese riconvertono le produzioni – mascherine, respiratori, lezioni e vendite online – per fornire munizioni all’esercito in battaglia. Ci sono tuttavia altri due livelli in cui l’apprendimento è cruciale per sconfiggere l’epidemia. Uno è quello scientifico, che forse per la prima volta nella storia vede laboratori di ricerca pubblici e privati di tutto il mondo concentrare gli sforzi per una soluzione comune. In due mesi l’OMS ha già registrato oltre 400 trials clinici e centinaia di papers sul Covid-19. E’ una corsa contro il tempo, dove la velocità di circolazione e condivisone della conoscenza deve superare quella dell’epidemia. Il che ci porta all’ultimo piano d’azione: quello politico. Mai come oggi ci aggrappiamo allo Stato nazionale, ma ci accorgiamo anche quanto debole, lenta, spesso confusa e inadeguata sia la sua azione di fronte a un problema che non ha confini. La mancanza di cooperazione internazionale è stata finora il miglior alleato del Coronavirus. Per sconfiggerlo davvero è necessario cambiare radicalmente registro. Dovremo tenerne conto anche dopo l’emergenza.