La mia analisi sulla vicenda Lovato Gas e la chiusura irragionevole di un’azienda

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Sono stato al presidio della Lovato mercoledì  27 settembre e ci sono tornato sabato 1° ottobre insieme  all’On. Filippo Crimì e con Veronica Cecconato, segretaria del Partito Democratico di Vicenza.  Su questo tema avevo già preso una posizione chiara lo scorso 17 settembre 2017.

Siamo ritornati non solo per portare la nostra solidarietà a tutti i lavoratori che si alternano nel presidio del gazebo all’ingresso, ma soprattutto per capirne di più. L’azienda Lovato Gas non va male. Viene da una storia lunga.  La definirei un’azienda eroica come tante realtà venete che da botteghe poco più che artigiane si sono trasformate in imprese mondiali, con un export che in questo caso sfiora il 90%. Lovato Gas fattura abbondantemente più di 30 milioni di euro e ha un MOL (margine operativo lordo), il vero indicatore di redditività, che supera il 10%. E nemmeno il mercato di riferimento, quello dei veicoli a gas, è in crisi. Il tasso medio di crescita per i il settore  è infatti intorno all’8% nei prossimi cinque anni.

Il gruppo Landi Renzo (quotato in Borsa Italiana) con sede a Reggio Emilia ha acquisito Lovato Gas nel 2008 ed ha recentemente elaborato un piano industriale di gruppo che prevede la chiusura dello stabilimento Lovato Gas di Vicenza per trasferirne le produzioni in Polonia. Il tutto racchiuso in una sola frase. Breve. L’effetto stimato? Poco per un gruppo che vale circa 200 milioni di produzione e vorrebbe un MOL al 20%.  La sola presentazione del piano ha consentito alla Landi Renzo di recuperare molto terreno in Borsa, tornando a valori che non vedeva da qualche anno. Si tratta della famosa economia “di carta” dove piani e annunci contano più della capacità produttiva e di innovazione, del lavoro sapiente e delle professionalità maturate nel corso di tanti anni. In questo caso è però una leva che non funziona. I lavoratori ci hanno raccontato di come, grazie all’aumento della produttività ed efficienza, si sia abbattuto il costo del lavoro significativamente. C’è partecipazione, voglia di migliorarsi e di accettare nuove sfide. Il gruppo Landi Renzo deve ritornare sui suoi passi, discuterne con il sindacato per capire come migliorare ancor di più la produttività e innovare il prodotto.
Servirebbe un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico a cui dovrebbe partecipare il Sindaco di Vicenza con il mandato pieno del Consiglio Comunale, magari anche con un ordine del giorno votato da tutti i consiglieri, per convincere il Gruppo Landi a puntare sulla Lovato Gas invece di chiuderla. 

Per tutti questi motivi, Vicenza non deve arretrare sulla Lovato Gas. Ci sono i presupposti e le condizioni per far continuare a vivere quest’azienda, consentendo agli uomini e alle donne che ci lavorano di continuare a guadagnarsi da vivere. Con tutta la dignità del loro impegno e con tutti i successi di un’azienda che continua a creare valore. La Lovato Gas è un’azienda che merita rispetto e ha le carte in regola per continuare a vivere.  Nel sito della Lovato Gas potete leggere questa originale visione del suo fondatore:

“Solo credendo nel futuro della mobilità siamo riusciti a costruire stabilità e sicurezza ispirati da libertà e leggerezza.”
Ottorino Lovato

E ancora:
Dallo spirito imprenditoriale e dalle intuizioni di Ottorino Lovato sono nate a Vicenza, nel 1958, le Officine Lovato che sin dall’inizio si sono affermate come centro di innovazione e di sperimentazione. La progettazione e la realizzazione della prima Multivalvola per impianti a GPL segna lo spartiacque tra passato e futuro: tale valvola è ancora oggi universalmente utilizzata.

Una perfetta sintesi  dell’azienda che l’anno prossimo festeggerà 60 anni. Questo compleanno deve essere poter essere festeggiato! Lovato Gas è un protagonista pioniere nelle soluzioni per le auto con impianto a GPL: innovazione, lavoro, passione. Le parole chiave che hanno portato il Veneto nel mondo.