La guerra al Corona Virus non è una guerra di posizione

Sharing is caring!

di Paolo Gurisatti

Uno strumento utile per vincere la guerra batteriologica che stiamo combattendo può essere uno schema interpretativo comune, facile da capire e da comunicare. Se interiorizziamo lo stesso modo di pensare, possiamo combattere uniti, anche a distanza.

Lo schema che oggi manca è una chiara rappresentazione del nemico e dei mezzi da usare in combattimento.

La situazione veneta il 15.03 alle 8.30

Fino ad ora è prevalsa l’idea che la guerra al virus si combatta con strumenti convenzionali: chiusura dei confini nazionali, reparti di rianimazione.

La prima linea difensiva assomiglia molto alla Linea Maginot, utilizzata dai francesi per affrontare l’invasione nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Come noto si è trattato di una linea debole, allegramente bypassata da Hitler attraverso nuovi mezzi di offesa: carri mobili, aeroplani, paracadutisti.

Bloccare i voli tra Europa e Stati Uniti o fermare il traffico al Brennero è evidentemente un modo inadeguato di difendere i cittadini americani o quelli austriaci dal virus. Il virus è già presente all’interno della comunità americana e austriaca, si nasconde all’interno delle case e delle famiglie di quei paesi, così come i Viet-Cong si nascondevano all’interno della comunità sudvietnamita, dopo aver percorso il sentiero di Ho Chi Min.

Allo stesso modo pensare che gli ospedali e in particolare i reparti di terapia intensiva, per quanto avanzati e sofisticati, siano lo strumento di difesa della popolazione è sbagliato. Se il numero dei contagi cresce in termini esponenziali, non c’è materialmente il tempo di allestire un sistema di difesa adeguato (in termini quantitativi) alla domanda.

Per affrontare la guerra al virus, è dunque opportuno rappresentare il nemico in termini efficaci. Ad esempio come un “infiltrato”, che vive in clandestinità e usa i propri compagni e le normali riunioni come vettori di offesa. I sud-vietnamiti hanno imparato a riconoscere i viet-cong da piccoli particolari: ad esempio i lacci di chiusura delle infradito, che non sapevano usare come i vietnamiti del sud. Ma lo hanno fatto solo dopo aver intuito che il nemico aveva attraversato il fronte in qualche modo. I contestatori italiani degli anni ’70 hanno imparato a riconoscere gli infiltrati e gli estremisti delle BR, dal modo in cui utilizzavano i testi di Marx.

Se il virus è già in mezzo a noi, dobbiamo adottare uno schema mentale nuovo. Dobbiamo imparare a riconoscerlo. I nonni devono imparare a riconoscere comportamenti pericolosi dei nipoti e vice versa. Tutti devono darsi da fare. Perché la guerra al Corona Virus si combatte casa per casa. Inventando ogni giorno una nuova trappola per il virus.

Dare respiro all’esercito regolare non è sufficiente. E’ utile, invece, utilizzare le potenzialità della rete. Cum grano salis, ovviamente.