Il MO.S.E. (o della gestione dell’innovazione in Italia)

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MOdulo Sperimentale Elettromeccanico. Anche se contiene un termine obsoleto (elettromeccanico), che suona male nel lessico tecnologico attuale (quello che insiste sul suffisso 4.0), l’acronimo del MOSE richiama bene l’idea tecnologica che si nasconde dietro le paratoie di contrasto della marea, nella laguna di Venezia.

Si tratta, appunto, di un sistema sperimentale. Non conosco i dettagli progettuali dell’opera, ma immagino che una qualche “sperimentazione” sia stata effettuata, su piccola scala, per verificare se il “modulo” immaginato dagli ingegneri tra le fine degli anni 80 e l’inizio degli anni ’90 funzionava davvero, svolgeva bene le funzioni che gli erano state attribuite, fin dall’epoca della prima progettazione.

Dalle notizie di stampa mi par di capire (l’informazione è comunque confusa) che l’esperimento “modulare” non sia mai stato completamente realizzato e che la costruzione dell’opera si sia trasformata, a un certo punto, nella costruzione di un’opera complessa finita, di grandi proporzioni, che si saprà se funziona solo al momento del collaudo e della prova generale.

Dall’idea sperimentale su piccola scala all’opera finita c’è una bella differenza, in termini economici e soprattutto di rischi funzionali. L’opera finita tradisce l’acronimo stesso del progetto, nel momento in cui non si compone di moduli sperimentati.

Poi il MOSE è diventato anche una storia di corruzione e di malgoverno.Lustro dopo lustro con una crescente spesa pubblica, le risorse che andavano ad alimentare patrimoni personali e aziendali, i tempi che diventavano biblici. Infine l’ultima, grande acqua alta che ha messo in ginocchio Venezia. Ma questo ci riporta all’inizio, alla prima vera questione, ovvero la capacità di gestire progetti complessi da parte del sistema pubblico.

La domanda chiave è dunque la seguente: come sviluppiamo in Italia i processi di innovazione? come utilizziamo i moduli sperimentali, su piccola scala, per realizzare, successivamente, opere a grandezza natural

Di nuovo ritorna la domanda iniziale: perché in Italia, e nel Veneto in particolare, si continua ad auspicare la realizzazione di moduli sperimentali, ma si procede poi con opere compiute, innovative sì, ma anche molto rischiose e costose, di cui non si conosce la funzionalità se non a processo finito?

Qualcuno ci deve spiegare quale sia la logica che sottostà a questo genere di procedura e in particolare al balletto di responsabilità, o meglio irresponsabilità collettiva, che coinvolge enti locali, province, regioni, tavoli tecnici, consigli comunali, sindaci, dirigenti pubblici e privati, ministeri, commissari straordinari, consulenti esterni, advisor scientifici e tecnologici, consigli sindacali, consigli di quartiere, media locali e nazionali… semplici cittadini.

Tutti informati e tutti coinvolti, nessun responsabile! Bassa manovalanza politica, ruberie e furbizie di ogni sorta, corruzione, chiacchiere da bar e da giornale, senza mai uno straccio di prova “sperimentale”, senza valutazioni preventive e “modulari”, senza discussioni tecniche e pubbliche ancorate a dati di fatto.

Vogliamo parlare della TAV (Milano-Venezia), delle opere idrauliche e di gestione del dissesto idrogeologico del Nordest?