Il manifesto di Vinova per l’autonomia:l’autonomia che farà ripartire il Veneto e l’Europa

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Marzo 2017:

1.L’autonomia politica risponde oggi al bisogno di autogoverno responsabile di una comunitàdi fronte alle sfide sociali, ambientali e tecnologiche di un mondo sempre più aperto e interdipendente.

Di fronte a queste sfide, le risposte che l’Italia può dare sono diverse. Può assecondare la globalizzazione così com’è, confidando nelle virtù auto-regolative del mercato e aspettando che qualche accordo internazionale fra Stati possa aggiustare squilibri creati da fenomeni fuori dal controllo di un singolo paese. Tuttavia, la crisi finanziaria di cui ancora non ci siamo liberati, assieme a numerose altre contraddizioni economiche, sociali e ambientali, rappresentano un pesante monito su questa visione ottimistica del mercato globale.

Una seconda risposta potrebbe allora essere rinchiudersi all’interno dei propri confini nazionali, illudendosi che mettendo qualche dazio e tornando a una presunta sovranità monetaria si possa tornare ai fasti del passato, quando l’economia veniva drogata da spese a debito e da manovre sui cambi. Anche questa risposta è tuttavia di corto respiro, in quanto rifiuta di vedere l’irreversibilità dei processi politici, economici e culturali della globalizzazione, la rinuncia ai quali comporterebbe un arretramento non solo delle condizioni di benessere, ma anche di pace e sicurezza.

La terza risposta guarda all’Europa quale spazio politico e culturale, oltre che economico, nel quale sono riconosciuti i valori della pace, della libertà e della centralità della persona, e dove le istituzioni sono impegnate a promuove lo sviluppo di comunità sostenibili e sicure all’interno di un sistema di interdipendenze globali. Un’Europa più forte, più democratica e più federalista è l’unica risposta che riteniamo in grado di assicurare agli italiani un futuro di pace e prosperità. Il problema è semmai come costruire un’Europa più federalista e democratica, che non sia la replica amplificata dei vecchi statalismi, come sta diventando la burocrazia di Bruxelles, né un accordo al ribasso fra i vecchi nazionalismi, dove in realtà ci siamo arenati a causa del prevalere del modello inter-governativo. L’Unione federale cui pensiamo è un’istituzione a servizio dei cittadini e delle comunità, capace di fornire una difesa comune, una politica estera forte, una moneta credibile, e capace di garantire un insieme di diritti politici e sociali condivisi. L’Unione federale comporta, perciò, un ridimensionamento degli Stati nazionali, ma richiede tuttavia alle comunità locali – città, regioni, sistemi metropolitani – la capacità di costruire istituzioni più forti, efficienti e responsabili.

L’autonomia cui pensiamo per il Veneto e le altre regioni italiane si muove in questa prospettiva. Perciò, preferiamo definirla autonomia responsabile e solidale. Non quindi una rivendicazione egoista e strumentale per dividere gli italiani, bensì un progetto politico, per unire su basi più forti e credibili l’Italia e l’Europa, di cui abbiamo bisogno. Un bisogno che di fronte alle sfide geopolitiche globali – come l’inarrestabile crescita economica dell’Asia, le pressioni migratorie dell’Africa, la minacciosa aggressività della Russia, il disimpegno americano sulla sicurezza europea – soltanto una visione miope e irresponsabile non riesce a cogliere.

2.Pochi cittadini veneti sarebbero disponibili a trasferire allo Stato nazionale funzioni importanti come la sanità o i servizi sociali che hanno mostrato di essere ben governati a livello regionale. Molti veneti ritengono che anche altre funzioni importanti – come la scuola, la ricerca, le politiche per il lavoro, il sostegno all’innovazione – sarebbero meglio gestite a livello regionale. La stragrande maggioranza dei veneti ritiene che il federalismo fiscalesia la soluzione migliore per far rispettare a cittadini e imprese l’impegno a pagare le imposte in base alle proprie disponibilità economiche e, allo stesso tempo, per attribuire in modo chiaro ai diversi livelli istituzionali le rispettive responsabilità nell’erogare i servizi. La maggioranza dei cittadini ritiene del resto che un sentiero di crescita per il Veneto e tutto il paese dipenda soprattutto dalla qualità delle istituzioni locali e dalla capacità di costruire patti federativi con gli altri territori dell’Italia e dell’Europa.

La richiesta dei Veneti  di autogoverno non equivale dunque alla chiusura egoistica, quanto semmai alla volontà di rispondere direttamente delle risorse di cui disponiamo, con l’obiettivo di gestirle in modo più efficiente e sostenibile, come dimostra una storia secolare di regole e tradizioni culturali che rappresentano importanti fattori di integrazione sociale.

Per questa ragione ha poco senso aprire una discussione tra favorevoli e contrari all’autonomia. Siamo tutti o quasi per l’autonomia delle istituzioni locali e contro uno schema centralistico che deresponsabilizza gli amministratori locali e allontana le soluzioni dalla realtà dei problemi concretamente vissuti. Siamo dunque tutti federalistie a favore di un sistema istituzionale in cui sia chiara la responsabilità delle decisionie di chi deve dare conto dell’impiego delle risorse comuni. Proprio per questo non possiamo limitarci a chiamare strumentalmente i veneti a esprimersi su ciò che è ovvio, ma dobbiamo semmai essere in grado di proporre al resto del paese un sistema di sussidiarietà più efficace di quelli finora attuati.

Noi siamo a favore di un sistema basato su una moneta stabile che incentiva la crescita della produttività, perché non vogliamo neppure immaginare un ritorno alle svalutazioni competitive che nascondono le inefficienze politiche, alimentano l’inflazione e riducono il potere di acquisto dei consumatori. Siamo perciò per un sistema capace di costruire la propria competitività su una rete integrata di infrastrutture e servizi pubblici efficienti; su un insieme di distretti e città vivaci e intelligenti; su territori vivibili, ben connessi e attrattivi in un contesto integrato di sistema-paese. Riteniamo perciò fondamentale debba aumentare l’autonomia e la pari dignità tra le regioni per organizzare territori più competitivi. Questo processo avrebbe ripercussioni politiche importanti, in particolare il rilancio di un’Europa delle autonomie, delle città e delle aree metropolitane capaci di innescare un riformismo pragmatico, contro le burocrazie statali e i populismi nazionali.

3.L’autonomia responsabile e solidaleche noi vogliamo costituisce, in realtà, il principale ostacolo contro le derive indipendentiste e secessioniste. La solidarietà fa parte del patrimonio culturale dei Veneti. Lo dimostra la diffusa partecipazione alle associazioni di volontariato e la disponibilità a mettersi subito al servizio dei territori colpiti da emergenze e disastri naturali. Tuttavia non siamo più disponibili a farci carico di un sistema di distribuzione delle risorse fiscali che penalizza le regioni virtuosee che, ritardando continuamente l’adozione regolare del principio dei costi standard, favorisce le inefficienze e alimenta circuiti perversi di assistenza pubblica.

Un’autonomia responsabile porterebbe a rivedere i rapporti con lo stato centrale su diverse materie: dall’istruzione scolastica e universitaria al sostegno alla ricerca e all’innovazione, dalla tutela dei beni culturali alle politiche regionali per l’ambiente, dalle infrastrutture al governo del territorio, fino alla previdenza complementare e alle politiche attive del lavoro, senza escludere la possibilità di istituire un reddito minimo di inclusione, da sottoporre a vincoli stringenti e a un rigoroso controllo sociale ed economico introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio.

Secondo stime Unioncamere, il federalismo fiscale porterebbe maggiori risorse al Veneto per 3,8 mlddi Euro, di cui 800 mln per spese di investimento. Ciò avrebbe un effetto sulla crescita del PIL di circa il 2,7%, con significative ricadute su lavoro e occupazione, anche giovanile, verso cui dovrebbero essere indirizzate le maggiori risorse a partire dalle politiche scolastiche e di alternanza scuola-lavoro.

Il riequilibrio delle risorse finanziarie non andrebbe affatto a danneggiare le regioni meno sviluppate. In realtà, lo squilibrio attuale nella ripartizione delle risorse non avvantaggia tanto le regioni e le comunità in difficoltà economica, bensì i centri di intermediazione che, a Roma come sui territori, usano in modo inefficiente le risorse da loro non prodotte. E’ proprio questo meccanismo inefficiente e perverso la principale fonte di divisione dell’Italia. Paesi con assetti federali forti, come Germania o Svizzera, sono molto più uniti dell’Italia, oltre ad essere più ricchi. Dobbiamo infatti osservare che i paesi federalisti non soffrono le divisioni che invece contraddistinguono sempre più spesso i regimi centralisti. Del resto, nessuna unione può reggere a lungo se non su una base chiara di impegni reciproci.

Come abbiamo già precisato, l’autonomia da costruire per il Veneto dovrebbe portare da un lato a gestire in modo più efficiente e responsabile funzioni proprie delle comunità locali, ma, dall’altro, a definire patti federativi fra regioni per finanziare in base ai principi di solidarietà e sussidiarietà funzioni non locali, quali difesa, sicurezza, politica estera ed energetica, oltre alla tutela di un insieme di diritti politici e sociali comuni. I movimenti secessionisti non sono interessati a questo secondo fronte, preferendo giocare solo sulla rivendicazione strumentale delle risorse finanziarie. Tuttavia, come dimostrano le esperienze dei paesi federalisti – così come, in Italia, le realtà del Trentino e dell’Alto Adige – una vera autonomia contribuisce a sviluppare società aperte e inclusive, inaridendo le rivendicazioni dei partiti secessionisti e populisti.

4. Ci interessa inoltre mettere in campo un secondo ordine di problemi che deriva dalla scelta federalista: quali riforme amministrative dobbiamo realizzare affinché la nostra stessa regione possa ottenere i maggiori vantaggi possibili dall’autonomia?

Un’autonomia responsabile non può infatti che portare ad un impiego più efficiente della risorsa istituzionale sul territorio, a partire dal superamento della frammentazione amministrativache, diversamente da quanto avvenuto nei paesi europei a regime federalista, non è stata ancora seriamente affrontata in Veneto. i cui confini sono il portato di un disegno maturato ancora in epoca napoleonica, frutto, perciò, non delle istanze di autogoverno locale, bensì della volontà di controllo militare sui territori vinti. In questo senso noi siamo innanzitutto contrari alla logica delle attuali province, i cui confini sono il portato di una scelta storica sorpassata, frutto non delle istanze di autogoverno locale, bensì della volontà di controllo militare sul territorio. Siamo invece convinti che il massimo dei benefici possa derivare dalla costruzione di uno spazio metropolitano nel Veneto Centrale, imperniato sulle città di Vicenza, Padova, Treviso e Mestre. Proponiamo inoltre l’accorpamento delle Camere di Commercio non tanto allo scopo di risparmiare risorse, quanto per dare al Veneto Centrale una governanceadeguata al suo status di spazio metropolitano europeo, che ha bisogno di servizi e infrastrutture moderne per essere attrattivo nei confronti del capitale umano e tecnologico più qualificato. Contemporaneamente riteniamo che tutta l’area Pedemontana, che oggi si caratterizza come un distretto manifatturiero di valore mondiale, debba avere anch’essa adeguati strumenti di governancein grado di valorizzarne le eccellenze. Tutta l’area del Veneto Centrale dovrà infine essere collegata attraverso una rete di trasporto metropolitano adeguata alle dimensioni di una città-regione di livello europeo, fornendo ai cittadini e alle imprese servizi ad alta connettività con i principali poli regionali e con i nodi aeroportuali e dell’alta velocità. L’autonomia veneta deve fare da apripista ad un necessario riasetto nazionale dei rapporti tra lo stato e tutte le regioni italiane, superando il concetto di “autonomia speciale”.

L’autonomia responsabile e solidale del Veneto che immaginiamo potrà così far crescere l’economia, creando nuove opportunità di sviluppo e lavoro soprattutto per i giovani. Per tale motivo l’Associazione sostiene il sì al referendum veneto sull’autonomia, ritenendo che la libera espressione dei cittadini possa rilanciare le istanze federaliste in Italia. Per lo stesso motivo, tuttavia, facciamo un appello ai leader “federalisti” di tutti gli schieramentiaffinché aprano una nuova fase costituente della politica in Veneto, costruendo alleanze anche con altre regioni interessate alla riforma democratica delle istituzioni nazionali ed europee.

Vicenza, marzo 2017