Economia di Guerra

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di Paolo Gurisatti

Con la chiusura delle attività produttive non essenziali, la strategia di guerra al virus cambia radicalmente. Quando medici, letti e ventilatori per gli ammalati più gravi scarseggiano, è il momento in cui il cuore della battaglia deve spostarsi dalla trincea tecnica degli ospedali alle retrovie del paese civile. E va combattuta con un nuovo quadro mentale, in modo diretto, da tutti i cittadini.
Se la guerra diventa un problema sociale, non tecnologico o medico o di una specifica categoria di professionisti, bisogna mettere nelle mani di tutti i cittadini le armi e le conoscenze necessarie a combattere nella stessa direzione. Il quadro mentale dell’economia di guerra è una prima arma essenziale.
Economia di guerra significa sospensione dei mercati, di alcune libertà personali e trasformazione della linea di comando in un flusso gerarchico indiscutibile.
Questa è la sfida eccezionale che la nostra società si trova davanti, perché non è abituata a rispettare ordini e disciplina. Preferisce negoziazione e mercato. E’ la grande differenza tra società occidentale (mediterranea in particolare) e società orientale (cinese in particolare, ma anche coreana e giapponese). E può fare la differenza, proprio nella guerra al Coronavirus. Dobbiamo farcene una ragione. Con la disciplina si vince la guerra, con il mercato si perde.
Dunque dobbiamo, tutti, ragionare su un altro canale. I cittadini, accettando le limitazioni della libertà personale, in cambio di informazioni e spiegazioni esaurienti. Gli imprenditori e gli investitori, accettando l’interruzione dei normali mercati e delle modalità ordinarie di fissazione dei prezzi, in cambio di ordini chiari sulle quantità da produrre e sulle compensazioni. I dirigenti politici, accettando di ridurre le esternazioni sui social e cambiando modello di confronto, in Parlamento e nelle agenzie speciali di intervento (tipo Protezione Civile).
Non ci devono essere cadute di stile! Come i soldi buttati in Alitalia mentre mancano le mascherine o il click day evocato dal presidente dell’INPS per l’indennizzo agli autonomi. Perché il nuovo schema funzioni, non ci devono essere dubbi sulla catena di comando. E questa deve essere quindi rafforzata attraverso provvedimenti eccezionali.
La cooperazione a distanza, televisiva, tra autorità locali, riconosciute dal popolo, e autorità nazionali, che mediano al centro, non è sufficiente. Bisogna pensare a qualcosa di più coeso, a una sorta di Consiglio di Guerra, che coinvolga i leader amministrativi locali, nella gestione delle filiere ex-di mercato, sotto la direzione di persone riconosciute, autorevoli e competenti. Un solo esperto a guidare la filiera alimentare, uno per mascherine e ossigenatori nella filiera della salute, uno nella logistica dei trasporti internazionali.
Può sembrare troppo, ma non lo è.