Diamo più voce alle periferie – Intervista con il Giornale di Vicenza

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Intervista di Gian Marco Mancassola – “Giornale di Vicenza”, 18/03/2018

La partita si gioca nelle periferie. Il voto del 4 marzo lo ha certificato con la ceralacca,ma Otello Dalla Rosa l’aveva intuito con largo anticipo, tanto da aver scelto un quartiere come Campedello per lanciare la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. «Le elezioni politiche hanno evidenziato che le periferie hanno necessità di un ascolto profondo per comprendere i problemi dei quartieri. Dalla manutenzione di strade e marciapiedi alla cura dei parchi, dalla sicurezza, anche con un rafforzamento dei pattugliamenti o con l’agente di quartiere, ai sistemi di  videosorveglianza, da una migliore illuminazione pubblica a centri civici in cui le famiglie possano trovare tutti i servizi, sono numerosi i progetti che si intrecciano intorno alle periferie».

Il 4 marzo, tuttavia, il Pd anche a Vicenza si è rivelato un partito da Ztl: vince soltanto in centro storico. Preoccupato?

È innegabile che le elezioni politiche abbiano registrato uno spostamento dell’elettorato verso destra, tuttavia credo che le amministrative siano una partita diversa, focalizzata sulla scelta di una persona, della sua idea di città, della sua squadra, non di un partito. E su questo terreno ce la giochiamo.

Rispetto a tre mesi fa il centrosinistra sembra aver superato i mal di pancia e le tensioni innescati dalle primarie. C’entra qualcosa l’effetto shock del 4 marzo e il timore di perdere la sfida?

Noi abbiamo fatto le primarie partendo da un patto di lealtà. La competizione è stata intensa e ha lasciato delle ruggini, ma non è mai stato messo in discussione quel patto. In questi mesi ci sono stati dei passaggi politici che hanno rimosso le ruggini e ci consentono oggi di presentarci fortemente e sinceramente uniti. Non mi riferisco soltanto ai tre candidati, ma all’intero schieramento. E tutto questo oggi fa la differenza rispetto al centrodestra.

Se potesse scegliere, con quale sfidante le piacerebbe misurarsi?

Il centrodestra ha scelto il candidato con un brutale metodo partitico: due maggiorenti nazionali si accordano per spartirsi le due città capoluogo che vanno a votare in Veneto. È evidente che questo meccanismo è l’esatto opposto del meccanismo partecipativo che abbiamo seguito noi. Un accordo su Elena Donazzan sarebbe la prova maggiore di quanto sia forte il metodo del centrosinistra e di quanto sia brutale il metodo del centrodestra, oltre a dimostrare una assoluta assenza di rispetto nei confronti di un candidato perbene che ha accettato quelle che riteneva proposte serie.

Non teme i Cinque stelle?

Gli elettori sceglieranno una persona, non un partito. I Cinque stelle hanno definito partecipativo un metodo che ha portato a votare 59 persone, nemmeno tutte della città, senza contare che il candidato prescelto ha avuto esperienze significative con la Dc e l’Italia dei valori ed è con i Cinque stelle da non molto. Massimo rispetto, ma nessun timore.

Come pensa di caratterizzare la campagna elettorale?

Vicenza va incontro a una nuova stagione in cui saranno fondamentali le capacità di gestire e organizzare progetti complessi: penso al Piano delle periferie, al Parco della pace e alla Tav. Eredità complesse per le quali ritengo che la mia esperienza umana e professionale, sommata a una squadra rinnovata, possano dare le risposte attese.

Lei è un manager d’azienda: sarà sindaco a tempo pieno?

Certo, andrò in aspettativa e mi dedicherò completamente all’incarico.

Come sono i suoi rapporti con Achille Variati?

I rapporti sono buoni. Abbiamo una storia e una formazione diverse, ma ho un grande rispetto per lui e gli riconosco un grande merito: essere stato un sindaco 24 ore su 24. Lo ricordo in modo straordinario durante l’alluvione. Ci sentiamo nel massimo rispetto del ruolo: Variati è il sindaco fino all’ultimo giorno del suo incarico.

Spesso Vicenza ha sofferto il complesso di una città medio-piccola che non riesce a imporsi pienamente nel ruolo di capoluogo. Come può superare questi confini?

La proiezione verso una Grande Vicenza passa attraverso tre assi fondamentali. Il primo è lo sviluppo dell’università, che nel giro di pochi anni può raddoppiare il numero degli studenti e diventare volano per le imprese. Il secondo è Aim, un’azienda straordinariamente importante per l’erogazione di servizi e per la possibilità di essere innovativa e coinvolgente per le imprese. Infine il sistema culturale: Vicenza è diventata una città turistica ed è uscita dal limbo degli addetti ai lavori grazie alle grandi mostre e al restauro dei grandi attrattori. Ora può crescere ancora sfruttando il brand Palladio.

A Variati è sempre stato rimproverato di non aver messo la firma su una grande opera come è stato il teatro per Hüllweck. Lei ha in mente una grande opera?

Mi piacerebbe una grande biblioteca Bertoliana nel complesso dell’ex scuola Giuriolo. Un luogo dove studiare, leggere, vedere film, ascoltare musica, pranzare, passeggiare. Un nuovo polo di attrazione con un progetto di grande bellezza.