Buon Natale Vicenza, dopo sei mesi di nulla, tre idee per costruire futuro: Vicenza città universitaria, Vicenza città della cultura, nuova luce per Vicenza

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Non possiamo più  galleggiare, la città ha bisogno di scelte e di nuove vocazioni altrimenti, come mostra l’andamento demografico, c’è solo declino. Oltre la maggioranza e la minoranza, alcune idee possono fare bene alla città: bisogna crederci, decidere e portare avanti i progetti con determinazione, costanza e capacità

Sono passati sei mesi dalle elezioni e, non sono parole mie ma di un partito della maggioranza, il bilancio di previsione è in sostanziale continuità con quello della precedente amministrazione. Tanto che dall’opposizione si era quasi tentati di astenersi .. situazione semi-comica: l’amministrazione del cambiamento e della discontinuità non cambia nulla in un bilancio che, come ultimo anno di mandato, è per forza di cose “leggero”. Il problema è che mancano le idee, prima ancora delle risorse. Mancano visione di futuro e decisione, organizzazione adeguata e gambe in grado di portare avanti i progetti. Ma tutti noi vogliamo troppo bene a Vicenza, la nostra città, per non fare qualche proposta aperta alla maggioranza che governa, per ora senza risultati.

Innanzitutto una franca analisi della situazione. Moltissime promesse elettorali non sono state mantenute. A partire dai proclami sulla sicurezza e sulla lotta al degrado dove serve energia, impegno e costanza unite a una buona dose di capacità di coordinamento di enti diversi: tutte cose che a questa maggioranza mancano. Appare anche deficitaria l’organizzazione della Giunta dove ad alcuni referati “vuoti” corrispondono centri di potere eccessivo, esteso a troppe competenze, a partire dal Sindaco che ha tenuto per sé la delega alla sicurezza (proposta che avevo lanciato in campagna elettorale, che ritengo corretta, ma che va esercitata con molta più capacità di mobilitazione corale) e la delega alla cultura, errore macroscopico come dimostrano le prime, disastrose scelte. Tra tutte quelle sulla mostra Il Trionfo del colore. Da Tiepolo a Canaletto e Guardi. Vicenza e i Capolavori dal Museo Pushkin di Mosca in grado di fare il pieno in Russia e per il momento con risultati modestissimi al Chiericati. Basta passare davanti al museo per vedere la differenza rispetto alle mostre in Basilica. La maggioranza non vuole più Goldin? Benissimo, ma quale è allora la strategia per il gioiello palladiano, forse quella di ospitare “feste” più o meno private di amici? Ma alla critica puntuale di scelte e comportamenti dedicheremo altre riflessioni. Andiamo verso Natale, è tempo di condividere pensieri propositivi.

La prima riflessione riguarda la necessità di contrastare il declino della città, il cui più palese indizio è la perdita costante di popolazione. Non solo di centralità nel Veneto, come si è ben visto anche in recenti episodi vedi il caso dei divieti alla circolazione degli Euro 4, ma anche e soprattutto nei confronti della provincia che trova nella dinamica manifatturiera della fascia pedemontana un volano di sviluppo, non solo economico, ma anche di iniziativa culturale e sociale in cui Bassano effettivamente brilla di luce propria. Ma Vicenza ha alcuni asset strategici su cui investire. Lo deve fare con coraggio e determinazione. 

Partiamo dalle risorse, prima ancora che dai progetti onde evitare la solita litania che non si fa perché risorse non ci sono. Alcune, straordinarie, arriveranno. La quotazione della Fiera (IEG), solo rimandata, o la cessione delle quote nell’ambito di Vicenza Holding, libereranno alcuni milioni di euro. In più fasi potrebbero esserci a disposizione della città dai 2 ai 6 milioni di euro, qualcosa in più potrebbe anche arrivare dagli utili di AIM e da un suo eventuale “matrimonio” condotto con intelligenza. Denari da investire in alcuni assi strategici di sviluppo, non da disperdere in rotatorie e cancellazioni di piste ciclabili. Quali assi? E’ su questo che serve visione. Il Veneto si sta polarizzando. Manifattura, di valore mondiale, concentrata nella fascia pedemontana, i servizi nel grande quadrilatero Padova, Venezia, Treviso e Vicenza. Già ora un’area metropolitana unica di più di due milioni di abitanti in cui purtroppo non esistono modelli comuni di pianificazione, nemmeno biglietti di trasporto pubblico interscambiabili. Una carenza di governo in cui la Regione ha responsabilità enormi e le province napoleoniche sono solo un ostacolo. La dimensione economica dei servizi a Vicenza è ancora poco significativa e soprattutto non riconosciuta dal resto della provincia, ma si può agire, su alcuni elementi fondamentali.

Vicenza città universitaria . Quattromila studenti non hanno cambiato volto alla città. Anche se le imprese già beneficiano di attività di ricerca importanti svolte in partenariato con ricercatori, studenti e docenti.  Due milioni di euro di attività di ricerca, una discreta ricaduta per le attività che ruotano intorno allo studio: dai libri, alle copisterie, dagli alloggi alla ristorazione e ai bar. Non abbastanza. Perché Vicenza diventi una città universitaria con straordinarie ricadute su tutta la dinamicità dell’area centrale della città, dobbiamo puntare a diecimila studenti. Con tre azioni. Completare al più presto il secondo lotto per la didattica, negoziando poi con Padova l’attribuzione di ulteriori risorse e competenze nell’ambito dell’Ingegneria che deve restare, insieme ad Economia che fa riferimento a Verona, la nostra eccellenza. Penso ad esempio ad Ingegneria delle macchine alimentari che potrebbe trovare ulteriori sinergie con sicurezza alimentare, corso di studi presente a Vicenza. Seconda azione. Sviluppare il centro per il trasferimento tecnologico e l’innovazione, una “casa” dove possano trovare posto i dottorandi ed i ricercatori che collaborano con le imprese, dove ci sia spazio anche per l’ITS meccatronico e che sia un ponte tra ricerca, imprese, giovani in cerca di sponsor per lanciare una startup. Un ponte tra la ricerca applicata, gli incubatori di startup e iniziative dei giovani. Non soltanto un centro per l’innovazione e il trasferimento tecnologico ma un vero e proprio polo a favore del fare impresa innovativa, in grado di generare opportunità di lavoro soprattutto per i più giovani. 

Terza azione. Investire una parte dei fondi citati per avviare il restauro di almeno un’ala dell’Ex Fiera al Giardino Salvi per lanciare architettura e design, con un forte taglio applicativo e in collegamento con università straniere, in grado di trovare nelle meraviglie del Palladio quella architettura viva che in tanti paesi guardano con ammirazione. Anche in questo caso il design è fondamentale, perché si ricollega alla catena del manifatturiero che è così importante per tutto il vicentino.

Vicenza capitale della cultura. La maggioranza non ha voluto candidare Vicenza a capitale della cultura 2022. Vari motivi, varie scuse. Andiamo oltre ma la cultura è il grande asse intorno a cui far vivere Vicenza e il centro storico, mantenere elevato il flusso turistico, generare economia sana. E’ come se facessimo export, portando Vicenza nel mondo. Per fare questo serve che ci sia un assessore dedicato, a tempo pieno, con forza e inventiva. Devono ripartire le gradi mostre, serve la nuova Bertoliana. In particolare la nuova Biblioteca può diventare uno straordinario polo aggregatore di tutti gli studenti vicentini, da qualsiasi posto provengano. Si sono sentite tante ipotesi, ognuno ha una sua idea di “biblioteca moderna e polifuzionale” universalmente accettata come biblioteca del futuro. Bisogna però fare un progetto: lanciare un bando, un grande concorso europeo di idee per identificare visivamente e funzionalmente la nuova biblioteca. Passare dalle parole ai fatti. Alcuni, noi per esempio, sosteniamo debba andare nella ex Giuriolo. La maggioranza nell’ex Tribunale. Mettiamo a disposizione idealmente i due luoghi, lanciamo un grande concorso di idee e poi valuteremo il progetto migliore, dal punto di vista architettonico, funzionale e di compatibilità con l’assetto del centro storico. Sappiamo benissimo che l’ex tribunale con un project potrebbe anche diventare un parcheggio al servizio della residenza e del commercio, un pò più complicato l’utilizzo della ex Giuriolo. Ma facciamo i progetti, vediamo le soluzioni. Poi verranno anche i denari, possibilmente e anche probabilmente con il coinvolgimento dei privati. Se le idee rimangono titoli e non diventano progetti non ci saranno mai i fondi per fare nulla.

Infine, è indispensabile il rifacimento dell’illuminazione pubblica. Un project vero, a costo incrementale zero per il Comune, consentirebbe di rifare l’illuminazione pubblica e sostituendo circa 15.000 lampade tradizionali con quelle ad elevato risparmio, ripagare in alcuni anni l’investimento. Rifare l’illuminazione pubblica non è una manutenzione ma una rivoluzione, significa dare luce dove è buio, portare sensori per rendere la città connessa, rafforzare la sicurezza percepita e reale, dare nuovi servizi di rete. Un cambiamento straordinario praticamente senza costi aggiuntivi, bastano un pò di determinazione e coraggio .
Idee, proposte e progetti per la città, la nostra amata Vicenza  … come dicevamo, il futuro si costruisce. Insieme.