La guerra al CORONAVIRUS e prime idee per il dopo

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La guerra al Coronavirus e prime riflessioni sul dopo

Stiamo combattendo una guerra. Con il bollettino serale a rendere l’ansia ancora più forte, in attesa di un dato che dia segni di speranza. Per chi sta bene. Ma molti stanno male, molto male. I morti, il dramma di molte famiglie impossibilitate anche a dare l’ultimo saluto non lo dimenticheremo. I debolissimi segni di miglioramento ci devono però dare speranza e insieme la forza per aprire un ragionamento sul futuro. Cambierà moltoi rapporti sociali e l’ordine dei valori, l’economia, i rapporti con gli altri paesi, il futuro dell’Europa e del patto con il nostro grande fratello, gli USA.

Questa Newsletter è dedicata alla guerra ma anche al dopo-guerra. Perchè certamente nulla sarà più come prima ma se vogliamo pensare che esista un dopo, è da oggi che dobbiamo cominciare a pensare dove potremmo andare, quali strade intraprendere per vivere meglio, vivere sicuri,  nella nostra città e in un mondo sempre più interconnesso.

Ci sono già degli sconfitti:
1. I tanti nazionalismi che oggi sono diffusi nel mondo e che si ostinano a dichiarare la propria nazione come diversa. Una dopo l’altra il virus ne abbatte le certezze. Lo schema è sempre lo stesso: prima, si sottovaluta. “Per noi non sarà così”, “abbiamo strutture migliori”, si chiudono le frontiere, molta propaganda perchè tutto proceda come prima (si scatenano le armate FB, Twitter e via così). Trump e Johnson sono i due campioni ma certo molti altri emuli europei sono ben presenti. Poi arriva il virus, la diffusione a macchia d’olio, i morti prima nascosti poi usati ancora per farsi paladini della salvezza del paese. Ma non funziona, troppo tempo perso. I nazionalismi egoistici li sta sconfiggendo il virus. Non sappiamo ancora imparare gli uni dagli altri, farci guidare dalle esperienze comuni, sentirci “umanità”.

2. Non si conoscono ricette economiche adeguate a una ripartenza, se ci sarà. L’immissione di liquidità, che lenisce le ferite dei mercati, non automaticamente genererà lavoro, ripresa dell’occupazione dopo il cataclisma che vivremo nei prossimi mesi. Non ci sarà nè un piano Marshall nè una nuova Bretton Woods a definire le possibili linee di un rilancio del mondo. Abbiamo generato mercati interni asfittici, crescenti disuguaglianze e un sistema scolastico che ha tanti problemi. Su questo bisogna lavorare, saper fare innovazione.

C’è uno storytelling da battere
«Whatever it takes» disse Draghi e salvò l’Europa, quel minimo di coesione che era indispensabile in piena crisi dei mercati (2012) per dare un senso alla parola “comunità” Europea. Oggi i dubbi e le incertezze, la spaccatura di pochi giorni fa sui “Corona-Bond” stanno portando molti a spingere sulla critica distruttiva, sulla “fine” dell’Europa. Ebbene lottiamo per non farla sparire. Profezie che si auto-avverano hanno distrutto tanti sogni: oggi è il momento di lottare per tenere aperto quello dell’Europa federale e dei popoli. Servono, in questa mediazione, nuove energie, nuova autorevolezza: potrebbe essere, quello della ricostruzione, il momento di Mario Draghi. Ma su questo ci torneremo, a breve.

PS.1
Sabato 21, la diretta FB del Presidente del Consiglio ha segnato uno dei punti più bassi della storia della guerra a COVID-19. Una diretta resa volutamente drammatica, verso mezzanotte con un’ora di ritardo, senza contraddittorio annunciando la chiusura totale della produzione industriale. Peccato che il decreto abbia visto la luce solo la sera del giorno dopo, in un marasma di voci e di modifiche. Un governo parla per atti, non via Facebook. Non c’è bisogno di fare propaganda. Grazie.

Consiglio di leggere “Bisogna prendere la Cina sul serio” di Paolo Gurisatti. Un cambio di paradigma su cui confrontarci, imparando dall’esperienza degli altri  di Giancarlo Corò. E per non perdere la tenerezza Il vecchio e il bambino” di Alessandra Marobin.

PS. 2
Ripartire dalla costruzione di comunità, che non significa aggregazione di singoli, sommatoria di bisogni, accumulo di domanda individuale e quindi frammentazione sociale ma una comunità è “una forma di vita collettiva caratterizzata da un profondo sentimento di appartenenza, fiducia e dedizione reciproca” Nei prossimi mesi lavoreremo su questo, lavoreremo per questo.


Ultima ora: Oggi sui quotidiani Veneti è uscita la proposta di Achille Variati, Sottosegretario agli interni, di aprire un tavolo tra tutte le categorie economiche e i sindacati per indicare un modello, Veneto, di come ripartire. Una proposta da non cestinare ma che fa sorgere alcune domande: il Governo ha chiuso le fabbriche in modo disordinato, quasi convulso. Facendo e procurando danni. La riapertura non può nascere sulla buona volontà: servono competenza, organizzazione. Bisogna preparare la riapertura. Si tratta di attività impegnative. Come servire le categorie a rischio che rimarranno a casa; far arrivare il materiale di protezione alle fabbriche; far partire il tracciamento e i tamponi; preparare le aree meno attrezzate; gestire gli orari della distribuzione commerciale; mettere i soldi in tasca direttamente ai lavoratori e alle aziende, azzerare la burocrazia; mettere in piedi un sistema di controlli efficace… Non serve solo un tavolo. Servo tecnici competenti, persone autorevoli per ogni filiera produttiva (non per codice ATECO), persone che lavorano sul campo e conoscono i problemi. Continuare a parlare per slogan senza comprendere le implicazioni gestionali vere è un ulteriore grande rischio, il rischio di sprecare tempo prezioso. Finora la classe dirigente politica ha dimostrato molti limiti nella gestione dell’emergenza. Più che invocare tavoli forse sarebbe ora di fare un passo indietro e far emergere chi ha la competenza per gestire crisi. E soprattutto fare le cose, prima di annunciarle.

Bisogna prendere la Cina sul serio

di Paolo Gurisatti
Sintesi La crisi indotta dall’epidemia da Corona Virus sta ponendo sfide del tutto nuove ai sistemi sanitari ed economici dei paesi occidentali. Durante le ultime settimane, tutti questi paesi, e in particolare l’Italia, hanno sottostimato la dimensione dei cambiamenti necessari per far fronte all’emergenza. Tutti hanno riconosciuto tardi l’importanza del cosiddetto “distanziamento” sociale, come arma fondamentale nella … Read More

L’apprendimento sociale che può sconfiggere il virus

di Giancarlo Corò
Il Coronavirus ci ha colpiti all’improvviso, senza darci il tempo di capire la sua gravità e organizzare una risposta. L’epidemia che a gennaio si stava diffondendo a Whuan ci appariva una tragedia lontana, esito di un’innaturale unione … Read More

Da città a comunità: come costruire futuro dopo COVID-19

di Otello Dalla Rosa
Si può scrivere sull’idea di un progetto di città? O immaginare una storia ancora non scritta verso il futuro in una fase di incertezza così profonda come questa, segnata dall’emergenza COVID-19? Si potrebbe pensare che si … Read More

La guerra al Corona Virus non è una guerra di posizione

di Paolo Gurisatti
Uno strumento utile per vincere la guerra batteriologica che stiamo combattendo può essere uno schema interpretativo comune, facile da capire e da comunicare. Se interiorizziamo lo stesso modo di pensare, possiamo combattere uniti, anche a distanza. Lo schema che oggi manca è una chiara rappresentazione del nemico e dei mezzi da usare in combattimento. Fino ad ora … Read More

Economia di Guerra

di Paolo Gurisatti
Con la chiusura delle attività produttive non essenziali, la strategia di guerra al virus cambia radicalmente. Quando medici, letti e ventilatori per gli ammalati più gravi scarseggiano, è il momento in cui il cuore della battaglia deve spostarsi dalla trincea tecnica degli ospedali alle retrovie del paese civile. E va combattuta con un nuovo quadro mentale, in … Read More

Economia politica dell’emergenza

di Paolo Gurisatti
La nostra società non sempre sta dimostrando di avere gli anticorpi necessari ad affrontare un’emergenza sanitaria, come quella imposta dall’arrivo del coronavirus. Iniziative come quelle di Zingaretti nel bar di Milano e le proteste delle associazioni di … Read More

Il vecchio e il bambino

di Alessandra Marobin
“Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera……” Enea, il più valoroso dei guerrieri troiani dopo Ettore, fugge da Troia in fiamme con il figlio Ascanio per mano ed il … Read More