Essere sindaco di una città è un viaggio imprevedibile. L’esperienza di Gaetano Sateriale

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Domani, 25 settembre, alle ore 18.30 nelle sede di Vinòva, Otello Dalla Rosa dialogherà con Gaetano Sateriale, ex sindaco di Ferrara (1999-2009). In vista dell’incontro che sarà presentato da Egidio Pastore, lo abbiamo intervistato. Gaetano Sateriale racconta la sua esperienza di sindaco.

Viene definito “sindaco in prima linea”, il titolo che viene assegnato ai sindaci impegnati nella lotta all’illegalità e alla criminalità organizzata. Cosa vuol dire essere in prima linea nel nord-est produttivo?

In realtà mi sento un sindaco del secolo scorso, anche se ho finito il mio secondo mandato nel 2009. Perché in quegli anni c’erano ancora i partiti, i corpi intermedi (sindacati e imprese) erano interlocutori costanti, ci si candidava sulla base di un programma, delle cose da fare, non si mandavano tweet in giro (bisognava fare assemblee con i cittadini per sentire il parere degli elettori), si rappresentava sempre tutta la comunità, tutta la città, non solo i “tuoi”. Per il resto un sindaco è sempre in “prima linea”, nel senso che è considerato responsabile di tutto quello che succede. Anche se una notte nevica e la mattina le strade sono gelate la colpa è sua… se un fulmine abbatte un albero pure… In prima linea ogni giorno dell’anno per 10 anni, non è un lavoro facile.

Poi in realtà, i poteri del sindaco sono minori di quello che si crede. Qui sta una delle contraddizioni che rendono difficile quel ruolo. Ma la gente questo non lo sa. Ad esempio: nel Codice Unico delle Autonomie Locali c’è scritto “Il sindaco è responsabile della salute dei cittadini”, ma come è noto sono le Regioni e le Asl quelle che decidono le spese e le politiche della salute e con loro spesso si deve litigare, ma non si ha mai l’ultima parola.

In prima linea nella lotta all’illegalità e alla criminalità organizzata per fortuna a me non è capitato. Piuttosto i problemi economici del territorio: le chiusure di imprese, la perdita di lavoro e, negli ultimi anni, l’invecchiamento della popolazione e l’impoverimento. Nel Nord Est produttivo capita, come a me, di essere in prima linea per evitare che si creino blocchi di interessi economici monopolisti che pretendono di controllare i mercati (edilizio, distributivo, ecc). O rompere quelli che si sono creati. In Emilia Romagna, questi blocchi di interesse sono spesso interni alle forze di centro sinistra e la battaglia contro il monopolio diventa complicata. Ma possibile e doverosa.

Quali sono gli aspetti più duri da affrontare nella vita di amministratore pubblico?

La responsabilità di decidere i sì e i no può essere pesante. Ma non si può evitare: dire sì a tutte le richieste significa spesso non fare il bene della collettività. Il bene comune della città non è uguale alla somma dei benefici individuali. Alla fine della carriera sono più gli scontenti dei contenti. Ma anche questo è un compito doveroso. È importante quindi circondarsi di competenze adeguate: di personale che sia in grado di spiegarti (il sindaco non può sapere tutto) che rapporto di causa effetto c’è tra una delibera e la realtà, quali sono le complicazioni tecniche procedurali tra una decisione e la sua applicazione, ecc. E poi di avere a fianco, in una giunta nominata sulla base di un rapporto di fiducia, persone che abbiano anche diverse sensibilità politiche ma rispondano al sindaco e al suo programma. Il sindaco spesso decide da solo, ma è bene che prima ascolti gli altri punti di vista: dei cittadini, delle associazioni, dei corpi intermedi, delle altre istituzioni. Decide da solo ma non è il solo decisore.

Fare il sindaco: lavoro da #maiunagioia, #iosperiamochemelacavo o #qualcosadibuonocista?

Ho sempre detto, per scherzo ma non troppo: “Avete un nemico? Candidatelo a fare il sindaco… sicuramente non gli state facendo un favore!”, Se devo pensare a un hashtag direi: #sonocavolituoi… Più seriamente: #moltolavoropochesoddisfazioni. Ma anche: #esperienzaunica di contatto con il mondo reale e le persone in carne ed ossa (ed irripetibile).

Quali sono e sfide da affrontare per un amministratore nel prossimo futuro?

Adesso siamo in un periodo di incertezza istituzionale (a dir poco): le Regioni in genere non parlano con i Comuni, le Province esistono ancora ma sono degli zombi, le Città Metropolitane stentano a decollare, gli enti di Area Vasta esistono solo sulla carta, ci sono migliaia di Comuni troppo piccoli per realizzare le politiche necessarie, il neo centralismo ha preso il posto del federalismo (anche lui scomparso nel nulla e sostituito dall’idea di secessione), ci sono meno risorse spendibili.

Al contrario i bisogni delle persone e dei territori sono aumentati e cambiati (anzianità, povertà, immigrazione, disoccupazione, spopolamento, abbandono scolastico, scarsa manutenzione, nessuna prevenzione, emergenze che si moltiplicano, ecc.). Una contraddizione da far tremare le vene ai polsi…

Chi dovrebbe leggere il suo libro e perché?

Chi ha voglia di lavorare per la propria comunità (assieme ad altri che già lo fanno), chi pensa che i territori italiani abbiano una storia, un’ identità, un patrimonio da mantenere e valorizzare. Chi ha intenzione di candidarsi e intraprendere un viaggio difficile e complesso: soprattutto imprevedibile.